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mercoledì 26 agosto 2009

Il bomber del futuro

Con la partenza della Serie A siamo riusciti ad avere una gigantesca esclusiva che vi presentiamo.

Si chiama Angel Arthur Luiz Nazario Paulo Roberto Corrente ma tutto il mondo lo conosce come Angelinho. Cresciuto nella C1 brasialiana (la celebre Ciuninha) che tanti talenti ha regalato al mondo, è oggi pronto alla sfida con la Serie A italiana. Zingaro del calcio, cresciuto nella squadra della favela Angu Duro dove, su imbeccata di Leonardo, Ariedo Braida non se lo lasciò sfuggire mettendolo sotto contratto quando aveva solo 13 anni e già segnava un goal dopo l'altro.

Completo come Karl-Heinz Rummenigge, dotato di destro, sinistro, colpo di testa, potenza, fisico e acrobazia, ma con quell'aurea di fantasia tipica dei sudamericani che lo ha già reso il Pelè Bianco. Anche se bianco bianco non è, diciamo che è abbronzato. Non come Obama ma nemmeno bianco, ecco. Diversamente bianco potremmo dire.

Angelinho arriva in Italia a 19 anni, con già 746 goal da professionista alle spalle, un numero spaventoso che dimostra come, sin dalla tenera età, i vari campionati affrontati gli stessero stretti. Oggi, l'uomo con la fantasia di Maradona, le punizioni alla Zico, il codino alla Baggio, il fair play alla Edmundo e la simpatia alla Montero, giunge nella penisola, parcheggiato dal Milan al Bari per un anno di esperienza. E lui, all'esordio, è andato subito in goal con un magnifico colpo di tacco realizzato in tuffo carpiato col quale ha battuto il suo futuro compagno di nazionale, Julio Cesar.

E noi di ECT lo abbiamo pescato in esclusiva per voi nella sua prima intervista italiana. Intelligente e raffinato parla già 9 lingue, tra cui il dialetto barese e quello di Reggio Calabria, imparato nel viaggio da Rio de Janeiro a Milano grazie al suo compagno di posto.

Allora Agelinho, com'è stato esordire a San Siro?

Bello, tutto è andato abbastanza bene. Peccato non ci fosse molta gente, al campo della Favela Angu Duro venivano centomila persone anche per un'amichevole. Comunque bene.

Un buon pareggio, e con tuo goal per giunta.

Buono non direi, alla fine potevamo vincere. Peccato per quel goal sbagliato nel finale, mi avessero dato la palla...

Già, un peccato, ma un pareggio in casa dell'Inter è comunque un ottimo risultato.

Sì, è buono perché eravamo in trasferta e al ritorno loro verranno da noi. Era solo la prima di campionato e lo scudetto si deciderà alla fine.

Perché, pensi che il Bari possa lottare per lo scudetto?

Certo, se no che ci stiamo a fare? Mica si gioca per arrivare quarti o sesti o che ne so...

Ambizioso.

Realista.

Insomma... comunque si gioca per vincere sempre e comunque allora.

Certo, e per cosa, per pareggiare?

Beh, a volte...

No, no, io sono cresciuto con l'allenatore Roberto, quello che anni prima aveva allenato la grande New Team in Giappone. Da lui abbiamo imparato che si gioca per essere i numeri uno. Del resto il cartone era dedicato a Oliver Hutton, non a Bruce Harper. A nessuno è mai piaciuto Bruce.

E che vi insegnava Roberto, nel cartone sembrava molto equilibrato.

La fiction lo ha trasformato in senso buonista. Lui ci diceva che bisognava vincere sempre. Quando un mio compagno, a 8 anni, gli disse che il padre ripeteva sempre che “l'importante è partecipare” lui ci disse: “voltatevi e guardate la vostra favela. Guardate chi ci abita. Quella è gente che ha solo partecipato, volete finire così?” Fu molto educativo.

Ah... che fine ha fatto quel bambino? Si è convinto?

No, è morto di overdose di colla a 10 anni.

E Roberto?

Mai più sentito. A 10 anni ero già nelle mire di molti grandi team brasiliani. Ma non mi spostai subito, non avevo fretta di arricchirmi. Sono cresciuto giocando con una palla fatta di stracci su un campetto senza erba e non avevo i soldi per andare all'allenamento in autobus. Così mio padre faceva prostituire mia sorella di vent'anni per pagarmi il biglietto. La mandava dai turisti.

Accidenti, deve essere stata dura.

Per mia sorella penso di sì. Io non è che abbia setito molto.

Vuoi parlarci della tua famiglia? Hai altri fratelli, sorelle...

34 sorelle e 22 fratelli. Uno è morto l'anno scorso.

Accidenti mi spiace...

No, aveva 94 anni.

94? E tua madre?

104, lo ha partorito a 10 anni. Oggi si scola una bottiglia di Jack al giorno e un pacchetto di Lucky dopo l'altro.

La bella vita dopo il contratto del figlio?

Sì, quando ero minorenne e firmai con una squadra australiana, il Brisbane Roar, si tenne tutti i soldi. Ma io all'epoca non davo importanza ai soldi. Volevo solo giocare. Sai, essendo cresciuto palleggiando un pallone fatto di stracci, su campo senza erba e non avevo i soldi per andare all'allenamento in autobus. Così mio padre faceva prostituire mia sorella di ventitré anni per pagarmi il biglietto.

Ah, anche quella di 23?

Tutte, mio padre è morto ricco.

E tu?

Ero già in Australia, quando tornai in Brasile, accettai una lega inferiore per stare nel mio paese. Ho rischiato la carriera. Fortuna che è arrivato Arredo.

Ariedo. Ariedo Braida.

Lui, Arredo. Era con un certo Cesare Maldini, il fratello di Paolo, e all'epoca allenava il Paraguay. Ho subito capito che quei due andavano dallo stesso parrucchiere.

E così il Milan. Che oggi ti parcheggia a Bari nonostante la cessione di Kakà. Chi poteva soffiarti il posto? Giocare con Pato e Ronaldinho dietro alle punte non sarebbe stato ideale?

Per loro di sicuro. Inzaghi ormai è vecchio, Borriello non vale nulla anche se mi sarebbe piaciuto stare in squadra con lui.

Simpatico?

Non, per via dei festini, ho saputo quella storia sulla coca...

Veramente è stata una pomata. Cioè, la sua fidanzata usava una pomata, là, nelle parti intime insomma. Capisci?

Ah... ma usare il naso come tutti no?

Eh... ad ogni modo, torniamo al calcio. Sogni mai la nazionale?

Sì, mi piacerebbe vincere una Confederations Cup.

Un mondiale no?

No, livello basso, ha perso appeal. Squadre inutili, troppe.

Beh... anche in Confederations però, c'era l'Egitto...

Che ha battuto l'Italia. E poi per arrivarci devi comunque vincere qualcosa, non come al mondiale che vai là gratis. E dimentichiamo la Nuova Zelanda.

La Nuova Zelanda? E' andata piuttosto male.

Colpa di quell'uno-due iniziale con la Spagna, erano ancora freddi e un po' tesi. La Spagna è stata molto fortunata a segnare subito 4 goal, questo ha fatto saltare un po' tutti gli schemi. Se i neozelandesi avessero tenuto il pareggio fino all'89° poteva succedere di tutto. Il loro contropiede è micidiale.

Andiamo oltre... quindi i mondiali no insomma.

Li ho già vinti, nell'under 11, si giocò in Nepal e battemmo in finale le Isole Tonga.

Le Isole Tonga in finale?

Fino agli 11 sono tra i più forti al mondo, poi si perdono un po' per strada, si drogano e passano al rugby. A quei mondiali batterono l'Italia 4-1.

L'Italia ha fatto un mondiale under 11??? Io nemmeno sapevo esistesse un mondiale U11...

Certo, ma non sai proprio un cazzo eh! Ciava, Poli, Peretti, Trisciù, Cinaschi, Paloschi, Litbaschi, Brunello, Russetti, Chianti, Nardini. Arrivarono in semifinale.

Comunque. Saudade?

Si fottano.

Chi?

I miei familiari. Li ho mandati a stendere qui pezzenti, sempre a chiedere soldi.

Il giocatore brasiliano più forte di sempre?

Verrebbe da dire Tostão, ma sarei scontato. Renato.

Renato?

Sì, Renato "Gaùcho" Portaluppi.

In che squadra avresti voluto giocare in Italia?

Nel Napoli di Maradona.

Eh beh, palato fine. Chissà che roba in campo.

Eh, pensa che roba fuori dal campo... io per quello ci vorrei essere stato.

… e a livello mondiale?

Nel Torquay United del 1912, una grandissima squadra.

Ah... va beh... lasciamo stare. Qual è la tua posizione preferita in campo?

Gioco ovunque, decide il mister. Nel 2003 ho giocato tutto il girone di ritorno in porta, sono diventato capocannoniere e ho parato 9 rigori. In un'occasione ho respinto il tiro con la gamba e ho inflitto potenza al pallone che già l'avversario aveva calciato con una velocità intorno ai 150,7 km/h...

Addirittura ma...

...zitto cretino! Dicevo, ho respinto aggiungendo forza e ho spedito la palla nella rete avversaria. Un gran goal.

See... e magari hai bucato la rete e il muro.

Magari. Solo la rete. Dietro c'era un fotografo, è stato centrato in pieno viso. E' ancora in coma. Una fatalità.

Ma chi può crederci...

Come volete. Ho tutti i filmati a casa. Ho tutti i filmati dei 746 goal segnati, non come quel borghesuccio di Pelè che si aggiustava le partite. Maradona è mejo e Pelè, tiè!

Ma va, Diego ha pure rubato un mondiale con quel goal di mano.

Era di testa.

Era di che???

Di testa, che non l'hai visto?

Ma se c'è anche una foto evidentissima.

Evidente un tubo, nella foto la palla non è incollata al braccio. Poi quello è diventato il fotografo di Gascoigne, un idolo, avrei giocato volentieri con lui.

Averlo avuto a centrocampo non deve essere stato male.

Nemmeno al volante quando ti porta a vacche.

Va beh, senti, qua stiamo perdendo di vista l'obiettivo. Che è parlare di calcio e del tuo futuro...

Sì, sì, decide il mister, mi adeguo, sono a disposizione, segnerò 900 goal in tre anni, vinceremo la Champions League e il mondiale per club, Blatter è gay, Platini mi fa una pippa, mi daranno 7 palloni d'oro, tre d'argento, due di bronzo, ho già trombato 1694 donne, domattina scriverò un libro su di me, Adriano? Il mio compagno di stanza ideale, Mourinho? Lo rispetto, dice cose che non capisco e quindi non ci sto male, Mancini era meglio? Non credo, vista l'età è giusto che Mourinho alleni e Mancini giochi... oddio, è meglio se non gioca ma va bene lo stesso, la Juve? Squadra da battere, il Milan? Si pentirà di avermi prestato, la Roma? Spalletti non ha il parrucchiere di Arredo, Verona ha solo una squadra, vorrei vedere la moviola prima di giudicare, non credo alle plusvalenze, sì Moggi telefonò anche a me, da piccolo giocavo con la palla di stracci, sul campo senza erba e senza i soldi per pagarmi l'autobus e andare agli allenamenti e mio padre faceva prostituire mio fratello di 31 anni coi turisti gay, calciatori gay? Non ci credo, l'olocausto? Una invenzione della sinistra... anzi, no, le puttane di Canale 5 sono un'invenzione della sinistra, l'olocausto lo ha inventato Spielberg per farci un film...

Ok, basta basta... dicci almeno se hai un hobby sano.

Sì, il cinema.

Porno?

Ma che dici, sei scemo? Quello mica è cinema. Mi piace molto il cinema italiano, d'autore.

Finalmente! Fellini, De Sica, Antognoni?

No, Calà.

Chi?

Jerry Calà. Ho tutti i suoi film in dvd hd... molto belli e impegnati quelli degli anni 80, introspettivi. Un po' più leggeri ma davvero intelligenti gli ultimi, Vita Smeralda è un piccolo capolavoro.

Dvd HD... di Calà?

Sì, a Bari vecchia si trovano. Li ho presi da un tunisino da cui puoi fare anche la raccolta punti. =gni 5 dvd un punto, a 80 vinci un gommone, a 25 c'è un remo...

Tu che hai vinto?

I braccioli, per ora... 5 punti.

I braccioli?

Sì, non so nuotare.

Ma sei nato a venti metri dall'oceano.

E che cazzo ne so, io passavo le giornate a giocare con una palla di stracci... senza erba... autobus... prostituire... 27 anni...

Dedicato ai bidoni degli anni 80. Ci mancate.

giovedì 9 luglio 2009

L' erba vicino alla rete è sempre più verde

Vorremmo festeggiare una risurrezione, la risurrezione del tennis: ma purtroppo non possiamo, l' ultimo chiodo sulla bara era stato piantato giusto un anno fa, quando Rafael Nandral...scusate Nadal..batteva Federer a casa sua, sull' erba di Wimbledon, interrompendo una striscia di vittorie sui più prestigiosi campi britannici che veniva da al di là del tempo misurabile, con quella vittoria lo spagnolo conquistava definitivamente la coccarda del miglior tennista al mondo e tutti gli amanti di un tennis più tecnico che atletico vivevano un giorno triste ed erano costretti ad inchinarsi al nuovo modo che avanza. Per carità niente di nuovo, anche Courier era stato numero uno, anche Ferrero lo era stato in tempo ancora più recenti, capita, la tecnica non è mai stata tutto, il tennis è sempre stato uno sport che ha fatto dello sforzo muscolare e della resistenza ad esso una sua prerogativa, però per chi è nato e cresciuto con Edberg, Stich e Becker, insomma per chi è cresciuto a pane, serve, volley e wimbledon veder vincere Nadal (o Hewitt ) sull' erba londinese è un discreto colpo al cuore.

Rivedere Roger tornare a trionfare a casa sua, parzialmente ci ripaga delle sofferenze dell' anno scorso, ma non ci soddisfa del tutto, perchè l' acerrimo rivale era per l' appunto assente e allora è ancora presto per parlare di risurrezione, diciamo che stiamo cercando di riportarlo in vita, ma non si sa se stiamo parlando ancora di Lazzaro o di Frankenstein....

Il tennis però è cambiato irrimediabilmente e non vogliamo fare la figura di quei 60enni che si guardano sempre indietro ricordando i bei tempi passati bollando il presente sempre in malo modo, con fare snob. Il rischio di fare questa figura c' è, ma cerchiamo di essere il più obiettivi possibili e pensiamo di scoprire l' acqua calda nell' affermare che ormai non ci riuscirebbe nemmeno più “Chi l' ha visto” a trovare il serve&volley che tanto ci divertiva quando eravamo “giovani”, non è colpa del nostro snobbismo, è colpa dell' evoluzione che questo sport ha fatto andando anche a modificare per l' appunto il modo di preparazione dei campi, così che l' erba di Wimbledon non è più l' erba di una volta, senza stare a scomodare Adriano Celentano con il ragazzo della Via Gluck o i viaggi ad Amsterdam negli anni 90.

Citiamo SportWeek: “Fino al 2000 l' erba di Wimbledon era composta al 70% da loglio e al 30% dalla festuca rossa strisciante. Dopo si è passati al solo loglio perenne, che rende la superficie più secca e dura e favorisce rimbalzi più alti della pallina dando più tempo alla risposta.”, vabbè avessi detto “i 500 anni di tennis” di Gianni Clerici (tra parentesi, 70 euro, ci fosse la versione da 7 euro solo con gli ultimi 50 anni, non sarebbe male...e potrei citare anche Clerici) ma resta comunque una fonte attendibile. Insomma basta guardare il centrale il giorno della finale in questi ultimi anni e quello che era sino agli anni 90, a torneo finito ora ci si può andare pure a fare un picnic vicino rete, tanto rimane intatta l' erbetta là in mezzo, la volée non la fa più nessuno, non la fa più nemmeno chi è bravo a farla, ed è un vero peccato. Sarà che l' anima da portiere che vive in me ha sempre visto in quel gesto una emulazione del tuffo, chi va a rete para, chi sta sul fondo tira....e non mi è mai sembrato difficile schierarmi dalla parte di chi deve parare.

Togliere la volée al tennis è un po' come togliere la schiacciata nel basket, continui a vederlo, anche un tiro da 3 ti fa sobbalzare sul divano, ma la schiacciata ti ci mette in piedi sul divano....capisci che c' è differenza....

Sull' erba il rimbalzo ERA irregolare, basso, diverso, non ti dava il tempo giusto per colpire la palla, allora meno ci stavi sul fondo e meglio era, ecco che ti buttavi a rete e accorciavi lo scambio, sfidavi l' avversario a passarti, lobbarti, lo forzavi ad inventare qualcosa mentre tu eri pronto a scattare come una molla, per metterci la racchetta, per giocare con il tuo polso per far morire l' offesa altrui e rispedirla imprendibile al di là della rete. Ora non è più così, hanno messo una terra colorata di verde, i rimbalzi si son fatti regolari e comunque i materiali, le racchette in particolare hanno smussato molte delle irregolarità dei campi in erba, ora puoi scentrare (= non centrare....) la palla ed è difficile che questa comunque non vada tranquilla dall' altra parte, all' interno del campo (ok, non ditelo a Roddick che nel 76esimo e ultimo game della finale ne ha steccate un paio di troppo), una volta era questione di centimetri, ora di decimetri....rischi di tenerla in campo anche con il telaio. E allora chi te lo fa fare di buttarti a rete e soprattutto chi te lo fa più fare a passare ore da bambino ad imparare la volée???

Forse dovremo arrenderci, il tennis (come piaceva a noi) è morto, dovremo iniziare ad apprezzare il rovescio a due mani da fondo campo e l' erba ancora verde vicino alla rete. Probabilmente chi non ha potuto apprezzare quello che faceva un Edberg a Wimbledon alla fine magari non può nemmeno capire la differenza, alla fine anche Borg ha vinto 5 Grand Slam sull' erba inglese, quando ancora era erba...ma almeno combatteva con chi a rete ci andava, eccome se ci andava, lo stesso si può dire di Agassi, ecco Chang non l' ha vinto mai Wimbledon...magari lui avrebbe avuto qualche chance in più a giocare in questi anni......no no...non ci arrenderemo, ridateci la volée, vi promettiamo che i piedi sul divano non ce li mettiamo, però ci sembrerà comunque di essere ancora giovani e meno snob.


lunedì 29 giugno 2009

Yankees and Confederates


Prendiamo a prestito il titolo di un pezzo degli US Bombs che non ha nulla che vedere con questo post, né come titolo né come contenuto. Però ci piaceva, ha qualche assonanza con quanto conclusosi ieri sera, e vogliamo celebrare così l'avvento degli USA nella leadership del soccer mondiale, la grande impresa a stelle e strisce nel gioco più amato del mondo dopo il cricket, la grande rivincita del terzo mondo calcistico (o secondo, fate voi). L'impresa che ha tenuto davanti agli schermi milioni di persone anche perché, da dietro, nessuno vedeva una mazza.

E così, con la tempistica playitiana che subiva un'impennata di esaltazione dopo l'incredibile passaggio del I° turno con tanto di articoli in tempi quasi reale che rivitalizzavano anche il buon vecchio Fatur di epoche che molti considerano pre-purghe, la cavalcata degli USA prendeva sempre più forma diventando quasi una realtà incontestabile a soli 45 minuti dalla fine del torneo.

Diciamolo, la Conferedations Cup è una figata, non la guarda nessuno e presenta un 80% di squadre indegne, ma è una figata. Volete mettere con le amichevoluccie di fine campionato contro Islanda, Irlanda del Nord o Polonia. Almeno qui si parla di un torneo ufficiale e nessuno, a parte l'Italia, vi si presenta dicendo che tutto sommato non gliene frega niente di come andrà a finire. Certo, perderla non è un dramma, ma dipende anche da come perdi. E vincerla è sempre meglio che perderla, diciamolo.

Ad ogni modo, la Coppa delle Confederazioni (CC) è un buon antipasto per chi ama il calcio, non ha una cippa di meglio da fare e vede il proprio campionato via via svuotarsi dei talenti migliori. Forse, se in Serie A domani giocheranno solo i Peretti, i Russetti e i Poli la nazionale risulterà compatta e competitiva anche in tornei di seconda fascia.

Quattro passi indietro

Benché la CC esista dal 1992 in Italia se ne sono davvero accorti tutti solo 4 anni fa quando Brasile e Argentina si affrontarono in Italia. Probabile che per Sport Italia sia stata la serata col maggior dato di ascolti di sempre, persino la stampa nostrana esaltava la sfilata di campioni, molti dei quali protagonisti in Italia e alcuni dei quali poi finiti a bere troppo alcool per risultare credibili; una stampa che anticipava il gran gourmet della Coppa del Mondo dell'anno seguente quando, invece, in Sudamerica finirono zeru tituli.

Nata come un trofeo amichevole organizzato da non so quale re dell'Arabia Saudita, tempo pochi anni e la Fifa se ne appropriò trasformandola in un torneo ufficiale, prima biennale poi, vista l'alta percentuale di gare soporifere, diventò quadriennale e da giocarsi l'anno prima dei mondiali nella medesima sede di questi ultimi.

Storico il 4-1 dei brasiliani all'Argentina di cui sopra, tristemente famosa anche la partita in cui morì il camerunense Foe. Tutti ricordano l'episodio, nessuno che avvenne in una finale di CC. Si era ancora in epoca biennale, la Francia vinse il suo secondo trofeo dopo quello del 2001 in una bruttissima finale (che io vidi...) contro il Giappone e che già lasciava intendere il clima del mondiale asiatico tanto voluto da Sepp Blatter. Probabilmente la partita più brutta della storia del calcio superata due settimane fa dall'esordio tra Sudafrica e Iraq. 'Na ciofeca.

Il Brasile ha vinto il terzo titolo, una finale la perse, col Messico 4-3, una l'ha vinta l'Argentina e l'altra... la Danimarca, quella campione d'Europa. Proprio quella.

Il Sudafrica

Trofeo spento se non per una paio di match, ma la valutazione la lascio ad altri visto che, lo ammetto, ho seguito poche gare, tutte in modo distratto e senza una vera continuità. Mi hanno colpito gli stadi perennemente vuoti, come se da quelle parti nazionali come Brasile, Spagna e Italia passassero ogni sei mesi per una tournée. Per la Nuova Zelanda sono giustificati, quando passano di là è per un altro sport e per esibizioni di tutt'altro spessore. Il sorteggio per i gironi è tipico da palline calde: Italia-Brasile non ce la vogliamo perdere e le sistemiamo insieme, se va di culo ci scappa pure il finalone con 9 coppe del mondo in campo. Per evitare figuracce inseriamo le due potenzialmente più scarse col Sudafrica, la Spagna teniamola pure, tanto col secondo posto si passa e speriamo che l'Italia vinca il girone che magari facciamo anche la bella figura di buttarli fuori. Purtroppo per loro sono arrivati tardi.

Tremende le trombette, auspico un mondiale col “mute” della TV perennemente attivato. Peggio ci sono state solo le trombe dell'Intercontinentale a Tokio ai tempi del culo di Sacchi. Gli stadi non ho capito se siano belli o brutti ed ho seria difficoltà coi nomi delle citt anche se, un giorno, non mi dispiacerebbe vivere a Pretoria.

Il torneo e le squadre

Il Brasile (voto 8 perché ha vinto ma spesso ha rischiato troppo grosso) trionfa senza dominare. Batte l'Egitto all'ultimo su rigore dopo essere stata rimontata dal 3-1 al 3-3, asfalta USA e Italia senza troppi problemi ma vince a 3 dalla fine col Sudafrica su calcio da fermo. Cogli USA è anche sfortunato in alcune occasioni e (nel 2009) un goal fantasma non gli avviene assegnato... pensa se succedesse tra un anno, in finale. Molto bello. Poi vince, si commuove, appartiene a Gesù e sembra che abbia vinto il 7° mondiale di fila. Un po' di calma per carità, se vincono il prossimo anno che fanno?

Gli USA (voto 9) sono la rivelazione per dove riescono ad arrivare. I problemi nella preparazione del torneo sono stati soprattutto trasformare Donovan da quarterback a regista (troppo basso per il primo ruolo), Dempsey da playmaker a punta (pessimo palleggio) e Bocanegra da cantante di feste latinoamericane in difensore (poca estensione vocale). Il resto è stata una discesa. Sfortunati con l'Italia dove rimangono in dieci se no, chissà, ridicolizzano poi l'Egitto e l'Invincibile Armata spagnola. Per 45 minuti sognano di arrivare in cima al mondo, poi negli spogliatoi gli dicono che non conta una mazza e che in Patria non se li cagherebbe comunque nessuno e si demoralizzano. Peccato. Il sogno americano svanisce su un colpo di testa del commovente Lucio, sollevato direttamente dalle mani del Cristo per giungere lassù, più in alto di tutti.

La Spagna (voto 7) sottovaluta gli USA e si fa mandare a casa, poi si diverte nella finalina che se già conta poco ai mondiali figuriamoci qua. Questi fanno paura, sono giovani, bravi tecnicamente, pieni di gente che la butta dentro. Di solito però ai mondiali si sciolgono, vediamo se sarà ancora così. Certo è che, dopo che la Nuova Zelanda ci aveva impensierito in amichevole ero curioso di vederla all'opera con gli iberici; ho acceso il televisore con 20 minuti di ritardo e l'ho spento subito leggendo un tragico risultato.

L'Italia (voto 3) è già discutibile per la scelta dei pantaloncini (mi dicono marroncini) che indossa le prime due gare. Che il merchandising debba prendersi la briga di cambiare anche i colori “sociali” delle nazionali mi sembra vergognoso ma, per lo meno, si prenda ispirazione dalla bandiera, non dal buco dal culo. Ad ogni modo, ogni gara è un pianto. Per piegare l'incredibile resistenza degli USA in dieci per tutto il secondo tempo servono due tiri da 70 metri, con l'Egitto si va sotto dormendo su un corner e fermati dal fantastico portiere avversario, talmente forte che esce imbattuto. Con noi, perché negli altri 180 minuti ne prende 7, di cui tre dagli USA. Col Brasile il tracollo avviene in 7 minuti e anche quando basterebbe un goal per passare sì e no gli azzurri riescono a provarci. L'idea è che il ricambio generazionale pagherà molto poco in tempi brevi e lo spettro di una bella vacanza stile Mexico 86 è dietro l'angolo. Che figurone. L'unica speranza di Lippi è che Legrottaglie belongs to Jesus anche lui.

Le altre lasciano poco o nulla, la Nuova Zelanda (voto 10 perché ha esultato per uno 0-0 con l'Iraq più di quanto non abbia fatto il Brasile e questo senza appartenere a Gesù) la chiamano All Whites e non so se sia vero o un'invenzione di Galeazzi. Sarebbe ridicolo. L'Egitto (voto 7 perché batte l'Italia) fa pena ma infastidisce il Brasile e sconfigge gli Azzurri. Poi con gli USA torna quello di sempre. L'Iraq (voto 3) semplicemente scende in campo nelle 3 più brutte partite del torneo: una parte di colpa l'avranno loro, no?

I goal più belli? La punizione del solito Mphela per i padroni di casa al 93° della finalina, una sassata storica. E, al primo posto, il contropiede degli USA finalizzato benissimo da Donovan nella finalona. Ho immaginato il buon Spicci in piedi sul divano che si lanciava verso il lampadario della sala per appendersi esultante.

Commenti e l'sms dell'anno

Splendido il siparietto di Massimo Mauro dopo l'eliminazione degli Azzurri: “ora che siamo fuori posso dirlo, questo torneo non conta nulla, non me ne frega niente”

La D'Amico prova a intervenire e lui “l'Italia nei tornei che non contano non si impegna, se ne frega”. Apro una parentesi: e far pagare le spese di viaggio, vitto e alloggio a questi 20 cerebrolesi che vanno là per fare una sega? Mandare un bel certificatino no?

La D'Amico: “va beh, si diceva così anche della Coppa Intercontinentale, poi ci sono squadre che su quella coppa ci hanno costruito momenti di gloria”
Mauro:”si vabbé altra cosa, per fare l'Intercontinentale devi vincere la Champions o l'altra coppa, tutta un'altra storia”. Nessuno ribatte quando un bel “coglione, per fare 'sta merda di torneo devi però vincere o il mondiale o l'europeo, presente? Quelle coppe che, per fortuna, hai sempre visto in TV” In Parlamento ci stava bene, ma a volte capisco che anche in quel luogo certa gente sia fuori posto a prescindere.

Sorvolo sui giornalisti di ieri sera del tragico canale 200 di Sky, l'uomo almeno ammette la propria ignoranza sugli sport americani e non mostra troppa sorpresa quando vede che, in alcuni siti, la notizia della sconfitta USA è in secondo piano rispetto al baseball. Ma pensare che il sito visionato poco prima sia quello di Sport International e non Sport Illustrated sarebbe da licenziamento in tronco anche in Angola.

Comunque, il torneo è quello che è, ci si perde giusto 5 minuti anche se è giusto dire che l'Italia ha fatto pena e il futuro non è così roseo con certa gente. Gli USA invece sono ormai una realtà e come gli africani dovevano vincere un mondiale entro il 2000 sono convinto che anche per loro la data sia vicina anche se nessuna africana ha rispettato la propria. L'Italia, dicevamo però, non ha certezze ed è arrivata dietro agli USA che hanno pure battuto la squadra più forte del mondo (la Spagna, si dice). Zeru certesse, né nell'esperienza dei veterani né sulle speranze dei giovani. Anche se per la Germania non partivamo messi molto meglio a morale. Guardare la nazionale è comunque uno strazio, pensare che il Brasile anche di questi torneini inutili ne vince parecchi e ci gode pure fa un po' incazzare. Restano solo i messaggi da mandare a Julius, la Bestia delle Bestie di Carpi, sempre pronto ad una rasoiata per tutti, un intervento da dietro pronto a spaccare le gambe. Così, dopo due o tre scambi di insulti alla squadra dopo la prestazione coi verdeoro giunge la sua sentenza:

“Bestia è inutile a parte il mondiale 82 dobbiamo chiederci come abbiamo fatto a vincere 4 mondiali: dei primi 2 non ci sono le immagini l'ultimo ai rigori”

Come direbbe Landon Donovan: period.

giovedì 25 dicembre 2008

Chiuso per ferie....



Buone feste a tutti i lettori (?) di East Coast Time


Ritorneremo appena recuperate la capacità mentali e motorie.....

sabato 13 dicembre 2008

Sport in...supposte

  • E' ufficiale: gli Europei del 2016 saranno ampliati a 24 squadre! Buone possibilità di qualificazione per la squadra del mio condominio... Ora non resta che aspettare i Mondiali a 64 squadre e la Coppa America a 24 (daltronde la fanno già in 12 pur essendo solo 10 nazioni...).

  • Sembra ormai deciso il passaggio in F1 al motore unico! “Renderà tutto più spettacolare” ha detto Mosley. Come funzionerà? Semplice: il venerdì mattina ci sarà l'estrazione dell'unico motore a disposizione, chi vince potrà correre con il motore, agli altri verranno montati i pedali alle macchine. “Sarà come tornare bambini” ha detto Massa mentre giocava con la sua pista Polistil.

  • Dolce & Gabbana hanno firmato la nuova maglia rosa del Giro d'Italia. Vinta di un soffio la gara con la Bayer. (nella foto in basso la "nuova" maglietta, è quella senza testa)

  • Come abbiamo potuto leggere nell'articolo del russo Sean Avery è stato squalificato per 6 giornate per l'uso del termine “sloppy seconds” durante un'intervista. Speriamo che il commissioner NHL non legga l'autobiografia di Cassano...

  • Durante le feste per il giorno del Ringraziamento, il nuovo head coach dei 49ers Singletary si è recato con la moglie a casa del suo predecessore Nolan per donargli la “ball game” (la palla della partita che si regala simbolicamente ad un componente della squadra come migliore in campo o dopo una prima vittoria) della sua prima vittoria come HC come ringraziamento per la possibilità datagli e per tutto quello che ha fatto per lui (i 2 si sentono tuttora spesso durante la settimana). Nolan ha dichiarato che non l'ha affatto considerata come una presa per il culo. Singletary ha saltato l'allenamento del giorno dopo causa indisposizione alimentare.

  • Caso Adriano nell'Inter! Strano no? Si è sparsa la notizia che Mourinho ha rimandato a casa dall'allenamento il brasiliano perché questo era sbronzo! La società ha prontamente smentito la notizia: “Tutto falso. Aveva solo un problema fisico”. Perché? Arrivare sbronzo all'allenamento cos'è? Un problema di matematica?

  • Un tifoso del Vasco de Gama ha minacciato il suicidio allo stadio mentre la sua squadra perdeva: urgenti modifiche al nuovo stadio dei Cowboys, aggiunte reti di salvataggio.

  • Dopo Buffon anche Vieri ha dichiarato di essere depresso (perché veniva pedinato per ordine di Moratti): si, quel rumore che si è sentito erano un sonoro vaffan.... fatto all'unisono da tutti gli operai preoccupati di non perdere il posto di lavoro data la crisi alle porte (se non già all'ingresso). (in foto un Vieri molto depresso)

giovedì 11 dicembre 2008

Sloppy seconds

Dopo un ponte dell'8 dicembre in cui ho assunto le sembianze dell'attivista Mumia Abu-Jamal (foto), d'altronde non poteva essere altrimenti in una due giorni dedicata alla Maria, rieccomi tornare a scrivere del vostro sport (sport?) preferito, a grande rischiesta dei fake dello svizzero e di aza che mi hanno votato in molti sondaggi (e per questo li ringrazio).


E' trascorso un terzo di stagione e anche qualcosa di più ma ne sono già successe abbastanza da permettermi di raccontare qualcosa nel modo poco serio di sempre, prendendo liberamente spunto (cioè copiando) da un noto forum. La notizia della settimana, o della decade se volete, è stata il caso Sean Avery che ha portato alla sospensione del giocatore dei Dallas Stars per 6 partite.
Venendo brevemente a quelli che sono stati i fatti, con gli Stars in trasferta in Canada sponda Calgary, Avery si è avvicinato alle telecamere chiedendo di rilasciare dichiarazioni spontanee (nonostante in mattinata avesse negato di voler parlare con la stampa a coach Tippett) e si è espresso in questi termini, riferendosi chiaramente a Dion Phaneuf, stella dei Calgary Flames e attualmente fidanzato con una sua ex fiamma (Elisha Cuthberth): "I am really happy to be back in Calgary, I love Canada. I just want to comment on how it's become like a common thing in the NHL for guys to fall in love with my sloppy seconds. I don't know what that's about. Enjoy the game tonight."


In questo video si possono notare la premeditazione e l' abilità recitativa che denota l'espressione del volto del buon Avery, che è anni luce avanti a quella di un qualunque attore di Vivere o di altre soap nostrane. Tutto bene, se non fosse che l'espressione "sloppy seconds" ha scatenato un mezzo putiferio. Il termine, quasi intraducibile con una unica espressione in italiano, salvo che non ci si rivolga a Nico e ai suoi fratelli, indica quella ragazza che uno si è appena scopato ed ha eiaculato in modo che un altro arrivi e utilizzi il suo sperma come lubrificante. Ciambella inzuppata, insomma. In senso lato, uno "scarto".


I vertici nhl non hanno preso benissimo la cosa e prima dell'inzio della partita hanno sospeso a tempo indeterminato Avery, che, presentatosi come ritratto nella foto a lato al tradizionale hearing presso il commissioner Nhl, si è giustificato dicendo "Volevo solo un po' scaldare gli animi in vista della gara". Eroico.

Voglio prendere parzialmente le sue difese nonostante sia il giocatore più odiato della Lega (a meno che non si faccia il tifo per la squadra in cui milita). Certo, non avrebbe dovuto rendere pubblica la questione ma portarla sul ghiaccio e sarebbe finita lì, come hanno sostenuto auterovoli agitators di epoche passate. Avrebbe ottenuto il suo scopo: provocare l'avversario al fine di non farlo entrare in partita causando magari una penalità che avremmo dovuto conteggiare con l'uso del nuovo Obama-orologio, che serve a far ridere i colleghi (cit.).

Ma in ogni caso vi sembra giusto squalificare un giocatore per trash talking? Darko Milicic ha combinato ben di peggio promettendo cazzi e lazzi un po' a tutti agli ultimi europei, eppure la Nba non è intervenuta sulla questione e tutto si è risolto con una multa della Fiba. Niente squalifiche.
Il commissioner Gary Bettman ha invece insistito sul concetto di "credibilità della Lega", un progetto di marketing che porta avanti da anni sponsorizzando le facce pulite della Lega (Crosby) i giocatori che fanno tutto per vincere (Ovechkin) o la tradizione (quest'anno il centenario dei Canadiens), come se nella Nhl non ci fosse anche dell'altro. Un po' come agli ultimi europei di calcio, quando la UEFA decise di censurare gli episodi di violenza nello stadio durante la partita tra Austria e Croazia, trasmettendo solo le immagini di festa sugli spalti. Mah.


Anche i compagni di squadra, ignorando che in realtà il riferimento di Avery con l'espressione sloppy seconds era chiaramente rivolto ad una nota band il cui cantante ha più catene di B.A. Baracus (non a caso hanno lo stesso nome, vedi foto), hanno condannato l'episodio con parole dure e coach Tippett, forse cavalcando l'onda di buonismo che ha investito la Nhl, ha fatto lo stesso evitando temporaneamente un possibile esonero e sbarrando la porta in faccia ad Avery sul cui futuro gli Stars devono ancora prendere una decisione.


Lasciandovi alla domande e ai dubbi di cui sopra, rinvio a data da destinarsi commenti su Alexander Semin che prende di mira Sidney Crosby, su Ovechkin che vuole uccidere Malkin dopo aver picchiato il suo agente e su Manny Legace, il goalie dei Blues che si infortuna inciampando sul tappeto rosso steso per Sarah Palin. Nel prossimo sondaggio di east coast indovinate l'aggettivo con il quale Legace ha apostrofato la Palin dopo l'accaduto.



La sloppy seconds di dicembre, Elisha Cuthbert.

domenica 16 novembre 2008

Radio NFL


Ore 22.15: San Diego Chargers at Pittsburgh Steelers, la radio sarà in linea attorno alle 22. Come al solito vi basterà cliccare sul link che vi sarà fornito qui sotto e aprirlo con il vostro lettore di fiducia. In caso in cui la mia connessione vada down, vi consigliamo di ritornare qui e ricliccare il link, che nel frattempo potrebbe essere cambiato.

Link: partite concluse....

Possibili interventi anche dell' esperto del Salento, che seguirà per noi l' altro big-match di serata: San Francisco Niners-St. Louis Rams.

venerdì 14 novembre 2008

Macchè Bcs, dateci i playoffs!

Novembre è il mese della politica, in America. In tutti i sensi. E’ il mese che sancisce la fine di mesi e mesi di comizi urlati e che scaturisce l'elezione del presidente degli Stati Uniti, ma anche il mese dove il meccanismo politico dell’auto-promozione comincia a far parte integrante del mondo del college football, questo perchè coincide con la prima pubblicazione stagionale della classifica targata Bowl Championship Series, la quale va a determinare chi si ritroverà rispettivamente al numero uno ed al numero due del ranking ottenendo la possibilità di giocarsi il titolo nazionale.

Il carrozzone della propaganda apre le sue porte ad ogni allenatore che si rispetti, le conferenze stampa di stampo lobbistico cominciano proprio di questi tempi, arrivano le prime affermazioni di ”spinta” verso la propria squadra e si innesca una serie di chiacchiere che fa molto felice la carta stampata, che di queste ed altre nefandezze necessita per riempire le proprie cronache sportive. Il sistema, così com’è concepito oggi, è storico, poggia su tradizioni apparentemente inamovibili, quelle dei Bowls, maggiori o minori che siano, partite il cui accesso è determinato da una condizione necessaria ed inappellabile: vincere sei partite durante l’anno.

Conta molto la qualità di queste vittorie, non solo la quantità, perché tutti i rankings collegiali, i famosi ed opinabili top 25, basano la propria classifica di merito proprio sulla difficoltà delle partite giocate prima di ogni altro fattore, metodo che non sempre riesce a rendere giustizia.
Il caso cade a puntino, e si è verificato proprio di recente: quest’anno abbiamo avuto una Big 12 paragonabile ad un girone infernale dantesco, ed in una sola division, la South, sono concentrate ben tre squadre, Texas Tech, Oklahoma e Texas, che meriterebbero di disputarsi una finale per conto proprio. Per quanto bene abbiano giocato queste compagini, tuttavia, sarà possibile mandarne solamente una al National Championship, e qualunque del trio termini la propria regular season al primo posto dovrà vedersela contro la squadra più forte della North Division nella finale di Conference, con il serio rischio di minare la propria credibilità proprio davanti al traguardo, e soprattutto dopo aver comunque disputato un campionato di grande qualità.

Se non altro, da questo punto di vista, l’upset che Iowa ha piazzato ai danni di Penn State sabato scorso ha senz’altro lavato i panni sporchi in casa, risolvendo da sé un problema che aveva creato grandissimi grattacapi ai vari commissioner delle conference maggiori. I Nittany Lions erano fino a poco tempo fa posizionati al numero tre del ranking nazionale, in virtù di un’imbattibilità (ora interrotta) che numericamente parlando li aveva messi sullo stesso piano di Texas Tech, Texas (quand’era numero uno, chiaramente) ed Alabama, che al numero uno ci alloggia in questi giorni. Statisticamente ma non qualitativamente dicevano molte voci velenose, in quanto il calendario di Penn State, appartenente alla Big Ten, era stato più agevole, quindi la qualità stessa di quell’imbattibilità non poteva essere la medesima di una squadra mantenutasi illibata nelle sparatorie della Sec o della Big 12, e c’era addirittura chi era arrivato a dire che persino Texas, con una sconfitta a carico, avrebbe maggiormente meritato quel posto rispetto ai Nittany Lions.

Immaginiamo per un momento che il risultato di sabato fosse stato invertito, e Penn State avesse mantenuto l’imbattibilità. Ipotizziamo contemporaneamente che Alabama avesse vinto un’ipotetica finale di conference contro Florida, e che Texas Tech uscisse illesa dai tremendi scontri che la attendono, finale Big 12 ivi compresa: con quale criterio si sarebbe stabilito l’ordine finale del ranking decretando che una di queste non meritasse di andare al National Championship? Sarebbe stato giusto basarsi su un mix di criteri di selezione, dove tra i più preponderanti c’è un cervellone elettronico privo di ragionamenti umani che mette insieme il maggior numero di dati statistici possibile dando un’opinione fin troppo vincolante? Sarebbe infine stato corretto affidarsi in parte anche ai voti degli allenatori, la quale ultima votazione viene resa pubblica, i quali avrebbero potuto comodamente favorire (o sfavorire) un loro collega a discapito di un altro? Chi avrebbe avuto il coraggio di ammettere dinanzi ad un mostro sacro come Joe Paterno che avrebbe votato contro di lui? Ma ve lo immaginate l'Urban Meyer di turno che batte la spalla a JoePa dicendogli "Allora nonno Joe come andiamo, tutto a posto? Quest'anno hai sofferto come un cane in tribuna stampa, l'anca ti fa male e non puoi stare sulla sideline come facciamo noi allenatori normali. Avevi una bella chance di finire al Championship quest'anno, avresti coronato una carriera leggendaria. Ah, Joe, siccome il voto è pubblico te lo dico subito a scanso di equivoci: io ho votato Texas Tech. Ciao, alla prossima!"

Tutto questo non convince, perché il sistema con cui si regolano i conti negli sport americani è uno ed uno solo: si chiama playoffs.

Sì, esatto, playoffs. Suona come una bestemmia per chiunque sia un purista di un sistema che “funziona”, o meglio vige, da secoli e secoli, ma la soluzione logica, ed a nostro modesto parere inevitabile è arrivare a questo, ad un verdetto che finalmente possa essere sputato dal campo, e non da un insieme di calcoli sensati, per carità, ma che non possono sostituirsi ad un regolamento di conti diretto e ben più veritiero di questi.

Il beneficio primario sarebbe l’immediato spegnimento di (quasi) ogni polemica, ed il riferimento non è affatto casuale perché ci perseguita dall’inizio dell’anno, pensando ai Georgia Bulldogs: alla fine del 2007 si lessero dichiarazioni bellicose di ogni genere, uscite dalle bocche dei giocatori dell’ateneo, il quale aveva finito il campionato alla grandissima, dimenticandosi forse delle due sconfitte che avevano precluso alla squadra di ottenere qualcosa di più di un Sugar Bowl. Mark Richt, l’head coach, rispose a chiare lettere che i suoi ragazzi, prima di parlare, avrebbero dovuto pensare a vincere quelle due partite, perchè con un record perfetto l’ammissione alla finale sarebbe sicuramente arrivata. Fu quindi corretto escludere i Bulldogs, che in quel momento erano al massimo della forma e triturarono difatti Hawaii nel suddetto Bowl? Solo una partita secca di playoffs avrebbe potuto dare un verdetto equo, e mettere a tacere quelle dannate lingue perennemente in movimento.

Persino Barack Obama, nuovo presidente degli Stati Uniti opportunamente intervistato dalla Espn durante uno degli ultimi Monday Night, si era detto favorevole all’iniziativa, tuttavia le sue teorie sono state presto smontate da David Frohnmayer in persona, che del comitato Bcs ne è la figura principale, il quale ha ribadito che il concetto è stato oggetto di diverse discussioni in riunioni più o meno recenti e che non è assolutamente d’interesse modificare l’attuale procedimento decisionale che regola i princìpi del college football.
Ciò che stona con la dichiarazione di Frohnmayer è il fatto che Division I-AA e Division II e III eleggono la propria vincitrice tramite apposito tabellone ad eliminazione diretta, e non si intuisce bene, al di là delle ovvie e punzecchianti considerazioni circa gli interessi personali del comitato nel restare attaccati alla formula odierna, per cui la stessa cosa non possa essere fatta per la Division I, Fbs o come cavolo si chiama oggi. E per appesantire la dose basta leggere l’intervista che Pete Carroll, allenatore di Usc, ha rilasciato pochissimi giorni fa, ammettendo davanti a tutti di non essere riuscito a capire, in questi anni, come diamine funzionino i calcoli che scaturiscono dal computer per determinare il ranking. Siamo quindi davanti ad un sistema di valutazione che nemmeno gli addetti ai lavori conoscono fino in fondo.

Probabilmente si risolverebbero anche quelle dispute riservate a tutte quelle università appartenenti ai ranghi bassi, quindi alle conferences cosiddette non Bcs, che hanno calendari molto più facili rispetto ai pezzi grossi e per le quali è difficile determinare o meno il grado di appartenenza ad un Bowl maggiore.

Diverse appartenenti alle varie Wac, Mountain West e via discorrendo hanno terminato le ultime stagioni imbattute portando dei diversi risultati nei Bowls giocati, per cui un trend ben definito, dato che il sistema Bcs non esiste da sempre, all’attualità non è ancora determinabile. Tornando per un attimo allo Sugar Bowl dello scorso gennaio, la partita conseguì non poche polemiche perché vide la partecipazione di Hawaii, proveniente dalla Western Athletic, che aveva terminato al primo posto del suo gruppo battendo ogni avversario incontrato (il quale, per inciso, non era quasi mai di spessore, anzi) grazie ad un attacco ad altissimi ottani, con il risultato di vedere i Rainbow Warriors piazzati davanti ad altre università più prestigiose nella selezione per i Bowl Bcs. Andarono contro Georgia e Colt Brennan, recordman che dirigeva quello splendido attacco, giocò la peggiore partita dell’anno contro una difesa agguerrita, i Bulldogs seppellirono gli avversari sotto una valanga di punti, rendendo l’avvenimento molto più scontato e prevedibile del solito. In soldoni, le votazioni ed il computer avevano mandato Hawaii in un posto dove non avrebbe meritato di andare, e la qualità del Bowl era inevitabilmente scemata.

Non sempre è stato così, e ce lo insegnano Utah e Boise State: gli Utes divennero la prima squadra non Bcs della storia a giocare il Fiesta Bowl, peraltro togliendosi pure la soddisfazione di vincerlo largamente ai danni di Pittsburgh, mentre i Broncos chiusero la loro gloriosa stagione 2006 giocando nella medesima manifestazione e battendo, con un colossale upset, la Oklahoma di Adrian Peterson, una delle squadre più forti di tutta l’America, in una partita divenuta leggenda e ricordata come il David vs Goliath game. Ecco perchè non si può determinare, con così pochi elementi in mano, se valga la pena o meno chiamare queste squadre per le manifestazioni più importanti dell'anno.

In base a cosa, quindi, si può decidere se una delle piccole squadre che terminano il campionato imbattute meriti o meno un palcoscenico più grande di quello che in realtà si possano permettere? Come si potrebbero evitare ritorsioni come quelle del 1996, anno in cui gli studenti (ed un professore) di Brigham Young diedero fuoco ad una confezione di Tostitos (sponsor del Fiesta Bowl) e ne boicottarono ogni prodotto in risposta al mancato invito alla manifestazione, invito che andò a Penn State, classificata due posizioni più sotto rispetto ai Cougars?

Solo attraverso i playoffs.

Il sistema vincente sarebbe quello delle otto squadre. Rimarrebbe il problema dei criteri di posizionamento di queste otto squadre nel ranking finale, il che sarebbe comunque destinato a creare polemiche o da una parte o dall’altra, ma con questo sistema si potrebbe davvero riuscire ad accontentare tutti, anche quelli più piccoli. Sei di questi posti andrebbero riservati alle vincitrici delle relative conferences maggiori (Big 12, Big Ten, Sec, Acc, Big East, Pac 10), mentre gli altri due potrebbero essere messi a disposizione delle due migliori squadre appartenenti ai gruppi minori, il che non penalizzerebbe eccessivamente una squadra forte che si trova ad aver perso una sola partita solo perché appartenente ad una conference di ferro, e né una compagine proveniente da luoghi meno pubblicizzati che, fosse veramente in gamba come dimostrato a loro tempo da Utah e Boise State, avrebbe addirittura la possibilità di arrivare in finale, cosa che ad oggi è preclusa a priori. Otto squadre a caccia del titolo. Chi perde va fuori. Le migliori otto della nazione. Fantastico ed eccitante solo a pensarci.

Purtroppo, finchè aziende come Tostitos, All State, Fed Ex, (a cui presto, crediamo, si aggiungeranno Cirio, Parmalat e quant'altro) ed affini mantengono legati i propri nomi ad ogni Bowl esistente (ma nessuno, comunque, impedirebbe di giocarli comunque, indipendentemente dai playoffs) continuando a fare felici le casse della Ncaa in questi tempi di recessione economica, temiamo che non se ne farà nulla. Solo teste di altro tipo, desiderose di cambiamento, potranno intervenire e fare qualcosa di più corretto, di più equivalente, che accontenti tutti e non tenga conto della provenienza. Un po’ quello che ha promesso di fare Obama alla nazione che ha appena cominciato a governare, e che magari, una volta terminato il suo mandato, potrebbe impegnarsi a fare in ambito sportivo qualora, ipotizzando l'avvenimento per un attimo e solo per gioco, venisse eletto lui come nuovo presidente del comitato Bcs.

Hope.

domenica 9 novembre 2008

[Comunicazione ai lettori] Radio NFL



Questa Domenica seguiremo per voi e con voi Indianapolis Colts at Pittsburgh Steelers, collegamento qualche minuto prima dell' inizio della partita previsto alle ore 22.15. Come al solito vi sarà fornito un link qui sotto, vi basterà cliccarlo ed aprirlo con il vostro lettore preferito.

Link: partita conclusa.....


Alcune notazioni di servizio: intanto ci scusiamo per la settimana scorsa, in cui ci siamo persi il primo quarto, problemi tecnici, risolti in fretta e non senza imprecazioni, che non ci troveranno impreparati se si dovranno presentare ancora. Altra cosa importante: nel caso la mia connessione dovesse andare down, una volta tornati non fate refresh sul lettore, ma venite in questa pagina e ricliccate sul link che nel frattempo potrebbe essere cambiato.
Ultima richiesta: quando il link sarà disponibile, anche prima della partita, cliccate e dovrete sentire della musica, fateci avere dei feedback, se funziona il tutto.






Ringraziamo tutti quelli che ci hanno ascoltati, e diamo appuntamento a domenica prossima !!!!

sabato 1 novembre 2008

[Comunicazione ai lettori] Radio NFL


Dopo i bagordi londinesi il dinamic duo island&azazel torna a commentare per voi una partita della settimana NFL. Come avvenuto per la partita di 2 settimane fa, vi sarà fornito un link qui sotto che dovrete aprire con winamp o vlc o qualsiasi altro tipo di lettore. La radio è attiva, cliccate nel link sopra la foto della radio, nel mentre che aspettiamo il collegamento un pò di musica, seguiremo per voi il match che vedrà frapposti i Green Bay Packers agli imbattuti Tennessee Titans. Accorrete numerosi.....

Finita anche per oggi!! Ringraziamo tutti quelli che ci hanno sopportati e ci scusiamo per i problemi tecnici iniziali!!





mercoledì 29 ottobre 2008

London experience

Artemio, in arte Renato Pozzetto, aveva descritto perfettamente il ragazzo che lascia la campagna e se ne va in città, con gli occhi del ragazzo della campagna proverò a raccontarvi quella che è stata la mia 3 giorni londinese, mixata con 3 ore di fantastico football.

I giorni potevano essere anche più di 3, questo è vero, però i proventi pubblicitari della radio ci (a me e ad island) hanno consentito solo questo numero esiguo di notti inglesi, considerando la qualità delle quali diciamo che va più che bene: la birra la prima notte, l' allarme la seconda notte, la sveglia alle 5 la terza notte....e il continuo russare del sottoscritto hanno ridotto al lumicino le forze del povero island, in crisi d' astinenza da pasta e da sonno, tanto da farlo crollare sul volo del ritorno nonostante la sua paura assurda dell' aereo, che neanche P.E. Baracus dell' A-Team.....

Non sarò di certo io a dirvi quanto è figa Londra, magari potrei dirvi di quanta figa ci sta, il detto che vuole che le inglesi superata una certa età tendano alla dilatazione, ha incontrato 2 postulati che, benchè non lo neghino, rendono la situazione meno drastica del prevedibile: 1-non tutte le donne a Londra sono inglesi, 2-di donne over una certa soglia e quindi passibili di “dilatazione” ne abbiamo incontrate veramente poche...e una di questa si era fatta ben volere per altri motivi, che spiegheremo in seguito. Fatto questo preambolo grazie al quale terremo incollati al monitor alcuni dei nostri lettori (Poli?) almeno sino a quasi alla fine del pezzo, torniamo a parlare d' altro: mai viste così tante bionde, alte, occhi azzurri, fisicamente tendenti alla perfezione, una delle quali ha ridotto alla parziale mutezza (cit.) il prode island, che pur avendo per la prima volta il saggio angyair seduto affianco alla metro non è riuscito a spiccicar verbo, stregato dalla sirena che sedeva innanzi a lui.

La movida notturna di Londra coglie impreparato non solo un ingenuo contadino come il sottoscritto, ma anche degli scafati cittadini del mondo provenienti da Carpi, la prima serata, che a detta di Matteo da Padova, era la serata tranquilla, si trasforma in fretta in una serata da ricordare: giunto a Camden Town, zona periferica quanto basta, per il primo mini-meeting in terra straniera. Mi accorgo subito che c' è qualcosa che non va, appostati in un angolo scambiamo i primi brindisi con alcuni dei carpigiani, quando vedo passare un volto che non mi è nuovo, il bucaniere/carlito/spara, noto a chi ha frequentato il queen's di Carpi, in compagnia di 2 che però non sembrano modenesi; il nostro è visibilmente contrariato, urla in nostra direzione qualcosa, che io ancora frastornato non riesco a capire, decido quindi di andarmi a prendere una birra. Poco dopo ci viene svelato l' arcano, carlito, in una intrepida azione solitaria, si era lanciato per le vie di Camden, in cerca dell' arrotino e incredibilmente l' aveva trovato!! O almeno lo credeva, in realtà infatti i 2 amici neri, non erano arrotini, bensì dei venditori di coltelli, appurato del fatto in un vicolo buio, il carpigiano coraggioso, aveva preferito far ritorno alla base, un po' abbacchiato. Ed è per questo che, per tirarlo un po' su di morale, il prode fillo/gman ha deciso di comprargli dei bei lillà, 4 5 fiorellini, comprati dal fioraio all' angolo, brava persona, venditore ambulante, che si preoccupa della nostra incolumità, be careful continuava a ripeterci, e noi non capivamo perché, dei lillà non hanno mai creato problemi a nessuno, certo chi dice che Londra è carestosa, in questo caso ha tutte le ragioni del caso, mai pagati così tanto dei fiori di campo.......

Nel mezzo di tutto questo la serata al world's end, dove abbiamo scoperto che la fine del mondo non avverrà per la sete, bevono tutti e tutte, un numero imprecisato di volte e tutte sono ben disposte, purtroppo non quanto il nostro inglese, quando finalmente, riusciamo a tirare nella nostra trappola una ragazza simpatica e mai sopra le righe, ella ci viene strappata da un inglese tanto largo quanto alto al grido “that's my bitch”, poco prima si era fatto conoscenza con una bionda (ovviamente) che si era buttata assieme ad un ignoto accompagnatore nel mezzo di uno dei tanti nostri brindisi, avevo scoperto troppo tardi che l' accompagnatore non era il suo boyfriend, bensì semplicemente suo cugino, proveniente da Calgary (lui) e fan di Iginla a cui vanamente si è cercato di spiegare che su ECT i pezzi dell' hockey li scrive Russetti e li leggono tutti, la scoperta della parentale era però ormai inutile, la bella bionda si era persa nei meandri del locale, che definire pub non rende l' idea.

Capitolo underground: avete mai preso la metro a Roma? Ecco...uguale....15 linee, 200 incroci, non un barbone, non una scritta sui treni o sui muri, 800 treni, ma forse questo, non vi interessa. Avete mai preso (e qui torniamo alla curiosità dell' ingegner Poli da Verona) la metro a Milano o visto Studio Aperto? La ragazza che faceva lap dance....non era la stessa, non si è spogliata, non ha voluto soldi, ma farmi la lap dance a 50 centimetri dalla faccia è stata un' esperienza per cui è valso il prezzo del biglietto del mio ultimo viaggio in metro....lei e la donna scalza che all' 1 di notte scende vestita di una specie di sottoveste con un giubbetto sopra da una macchina da papponi sono le 2 vincitrici del premio “perché Londra è diversa dal resto dell' Europa”

L' amica di Davide da Verona vince invece il premio “chi l' ha vista a parte Teo che l' ha impaurita con la sua teoria sul lolitismo?”.

La domenica è gameday: la leggerissima colazione all' inglese ci dà la spinta per iniziare la giornata che prosegue con l' incontro a Bond Street, con un tifoso dei Niners che ci chiede la strada per lo stadio, gli diciamo che il San Nicola di Bari è dietro l' angolo e non la prende bene, facciamo finalmente conoscenza con Angelo da Lecce e la sua infreddolita ragazza, che per via del freddo forse si gioca le ultime chance di matrimonio. Con i Leccesi ci dirigiamo allo stadio, ritiriamo i nostri biglietti e andiamo al Tailgate Party, che se definiamo una cagata pazzesca spero non si offenda nessuno. Qui incontriamo la colonna toscana del forum, ovviamente Assioma2 ci mette al corrente che jyk è ancora in hotel a parlare con i suoi folletti, maghi, stregoni, elfi e in più porta notizie dall' Italia (Juve-Torino 1-0, il derby dei poveri). Fatta un po' di spesa nei negozi addiacenti allo stadio (il mini-helmet dei Raiders, in mancanza di quello dei Cowboys è un buon modo per iniziare la collezione e spacca di brutto; la maglia di Romo non potrà fare altri danni essendo che li QB è già spaccato di suo) finalmente ci si mette in fila per entrare, tornelli, perquisizione, rampe, settore 508, stadio.....

La partita, a parte il sack, ci presenta ogni possibile casistica del football americano: l' extra point sbagliato, il challenge che provoca un' esultanza smoderata da parte di island, la safety inspiegabile a fine partita, intercetti e intercetti riversati, l' hail mary pass, flag per esultanze smoderate (stavolta non di island), un Lance Moore tarantolato anche sin dal riscaldamento e poi la gente dello stadio, fantastica, tutto fantastico, anche il tifoso dei Rams, con la maglia numero 22, Stinson (chi??), sul parziale di 3-0 comparso sul maxischermo ad inizio partita tra St.Louis e New England, si alza in piedi esultando come un matto e lo ripete per ogni aggiornamento, alla fine arriverà la sconfitta, l' abbraccio con un tifoso con il cappellino dei Pats e l' applauso di tutto il settore che ormai partecipava con lui alle emozioni degli update dagli altri campi.

L' uscita dallo stadio è lenta ma ordinata, unica preoccupazione non pestare le cagate di un metro quadro dei cavalli della polizia, elusivi come LT ci riusciamo e andiamo a concludere questa spedizione londinese al pub dei Carpigiani, davanti all' ennesima ma questa volta ultima pinta di Guinness e con le immagini di Giants-Steelers sullo schermo, ci fa compagnia un vagamente esagitato tifoso di New York, io e punkish, ovviamente gufiamo, ma non ci riesce, problemi di long-snapping. Salutiamo la truppa capitanata da un carlito un po' abbattuto per la sconfitta dei suoi Buccaneers e completamente senza voce, ma per lo meno ancora con i fianchi tutti belli senza un graffio. La giornata è finita, il Lunedì comincerà alle 4.55 e termina con la visione delle World Series in hotel, Phila vince...vabbè, unico piccolo neo negativo in questa spedizione. Torniamo a casa un po' distrutti, ma felici....ringraziamo con queste ultime righe tutti i nostri compagni di viaggio, tutte le facce note e anche non note che abbiamo incontrato in questi 3 giorni che hanno reso l' esperienza veramente unica...forse non ho reso l' idea con queste parole, ma ci siamo veramente divertiti.


Ps. stanotte è iniziata l' nba, ci scusiamo con i nostri numerosissimi lettori che con bramosità aspettavano un pezzo introduttivo sulla stagione, l' NBA ormai è un fenomeno totalmente commerciale ed ha saturato il mercato, l' NHL è il presente, l' articolista NHL che descrive la settimana NFL è il futuro che è diventato realtà.

lunedì 27 ottobre 2008

[week 8] Unofficial recap

Se leggendo il nome dell’autore di questo pezzo vi state chiedendo cosa cazzo c’entro con la Nfl, vi state ponendo la domanda corretta. Purtroppo, uscito vincitore da un numero tale di sondaggi che nemmeno Silvio Berlusconi alle ultime politiche, mi vedo costretto a commentare uno sport che un noto forumista ha equiparato alla pallavolo.

Come se non bastasse, il megadirettore galattico ha deciso di stabilirsi in pianta stabile nella ridente città di Londra abbandonando una nave che per il momento ancora non affonda (almeno fino al prossimo pezzo di Pera, che si ringrazia per la preziosa collaborazione), mentre il romanziere non si è concesso una settimana di vacanza perché i suoi (nostri) Broncos non hanno giocato, ma si è sposato. E non ci ha detto nulla.

Tuttavia, la notizia della settimana è un’altra, ovvero l’incredibile vittoria dei New York Jets, orfani del loro miglior giocatore, Brett Favre. Pare che Favre, in assenza di una sim svizzera che Luciano Moggi impegnato in processi in cui si attribuiva la paternità della vittoria del Mondiale non è stato in grado di procurargli, abbia trascorso l’intera partita sulla panchina della squadra avversaria, per raccontare al coach dei Chiefs come riuscire a battere i Green Bay Packers la settimana prossima. Interrogato sull’argomento, il forte qb si è difeso: “Stavamo solo chiedendoci perchè nessuno legge gli articoli di aza” e pare che i media se la siano bevuta.

A questo punto del nostro recap, avevamo in programma di parlare della sfida che si è giocata a Wembley tra Saints e Chargers, lasciando eventuali approfondimenti ai nostri inviati in loco, ma per una precisa scelta redazionale, preferiamo sposare l’adagio che recita che il football americano deve restarsene in america, rinunciando dunque al diritto di cronaca, lamentandoci inoltre di quanto sia stata inopportuna la scelta di uno stadio che ricordiamo essere stato inaugurato da una tripletta di Pazzini. Si poteva fare decisamente meglio.

Tornando al football giocato, menzione d’onore va fatta per la prima vittoria di Dallas senza Tony Romo. Vittoria peraltro abbastanza agevole, basti pensare che il miglior giocatore in campo per Tampa è stato Bryant, che dopo aver saputo che Lebron James è forte a football ha deciso di sfidarlo anche lì. James si è momentaneamente accasato con i Chargers, la squadra di “coloro che fanno fallo in attacco” e staremo vedere come andrà a finire.

Mentre Cincinnati Bengals e Detroit Lions (che ringraziamo per aver dato vita all’omonimo snack che è dieci piste sopra al Mars) fanno a gara tra chi ne prende di più, nel big match di giornata i campioni in carica NY Giants compiono il colpaccio in quel di Pittsburgh in una sfida dal sapore di superbowl, Denver permettendo. Colpo esterno che viene bissato dalla vittoria dei Seattle Seahawks sui San Francisco Giants, con questi ultimi indicati come favoriti dal 97% degli esperti espn, tra cui il sottoscritto. Ringrazio Seattle per aver interrotto la mia corsa verso il milione (vedevo già la sagoma di Gerry Scotti apparire all’orizzonte. E vomitavo.) o “streak for the cash” che dir si voglia, fermatasi a quota quattro e auguro loro di trasferirsi ad Oklahoma City il più presto possibile.

Infine, i Titans stanno giocando l’ultima partita della più breve stagione nella storia della Nfl. La lega sarà infatti investita nei prossimi giorni da uno dei più grossi scandali in materia di doping e tutti gli incontri verranno sospesi fino a data da destinarsi. Una decina di giocatori sono già stati individuati per aver fatto uso di diuretici che agiscono coprendo l’assunzione di steroidi e a breve usciranno i nomi. Già noto quello del pusher, si tratta di un volto noto per la polizia di Manhattam che coordina le indagini: Barry Bonds.

Direi che è tutto per questa settimana, sperando che nell’intervallo di tempo in cui sarò occupato a caricare le foto e a pubblicare il pezzo non muoia qualche giocatore in una qualche sparatoria.

domenica 19 ottobre 2008

[Comunicazione ai lettori] Radio NFL

eSiete lettori di east coast time? Volete diventarne anche degli ascoltatori? Questa sera alle 22.15 seguendo il link qui sotto (aprite con winamp o media player, qualsiasi lettore più vi aggrada), potrete ascoltare la radiocronaca di Indianapolis Colts @ Green Bay Packers, fatta da me e da island....

RadioNFL.....fine delle trasmissioni, grazie a tutti, alla prossima!


Stay tuned

martedì 29 luglio 2008

Ma che è 'sto Skyfo?

Seguire la Nfl è come correre una lunga ed impegnativa maratona, quando finisce il campionato tu, appassionato piccolo ed inutile, cominci correre lungo un percorso che dura da febbraio a settembre, un percorso infinito ed estenuante, che il draft, la combine, la free agency e la faccia di Adam “i-know-it-all” Schefter riescono solamente ad alleggerire, perché per quanto interessanti non possono sostituire una bella partita live da gustarsi per tre belle ore.
Siamo a fine luglio, il che significa che il traguardo lo si riesce a vedere, sono iniziati tutti i training camps ed un’occhiata veloce al calendario svela che tra qualche giorno si disputerà addirittura l’Hall Of Fame Game, praticamente l’inizio non ufficiale della prossima stagione ed inequivocabile segnale che il dolore dell’appassionato sta finalmente per sparire.


Poi succede che un giorno come tanti altri, apri il tuo forum di discussione di football preferito, ed il fiato che avevi risparmiato per la volata finale della maratona di cui sopra rischia di soffocarti, scacciando persino il pensiero della brioche+cappuccio che dieci minuti dopo avresti consumato al bar accanto l’ufficio, dato che come ogni mattina non haii fatto colazione a casa.
“La notizia peggiore dell'estate?Appena mi passa il nervoso spiegherò meglio, per ora sappiate che è ormai certo e, a quanto pare, ufficiale da 10 giorni, Sky ha mollato i diritti sulla Nfl e non ha intenzione di trasmettere nulla della stagione 2008 e, sembra ormai scontato, di quelle successive.I diritti dovrebbero essere finiti a Rai Sport Più, con tutto quello che ne consegue. Secondo una fonte piuttosto certa entro due anni potrebbero mollare anche Nba.Arrivederci e grazie.”

La Nfl su Sky è morta, e questa è la sua epigrafe. Lascia tanti adepti devoti, che nonostante i maltrattamenti subiti durante any given season le sono rimasti appiccicati con ogni mezzo possibile pur di non perdersi un’azione qualsiasi, non necessariamente una della propria franchigia del cuore. Lascia anche tanto amaro in bocca, perché se tale notizia è confermata ci si trova davanti all’ennesima rappresentazione italiana del dio monopolio, quello che decide univocamente quanto deve spennarti per elargirti il suo servizio, che quasi sempre non è all’altezza del suo costo.

Tra le varie considerazioni che vengono in mente a chi vi scrive, una non riesco proprio a toglierla dalla testa: in un mondo, e parliamo di quella fetta di esso baciata dal benessere, che è in costante progresso a livello di tecnologie e servizi, la parabola verso il miglioramento dello status sociale è perennemente verso l’alto, e questo significa (o meglio, dovrebbe significare) che si va sempre avanti, e mai indietro.
Qui in Italia tale concetto non sembra seguire il percorso che segue fuori, in quel mondo normale che si sta sempre più differenziando da questa pagliacciata che chiamiamo casa: la favolosa Sky migliora (a suo dire) costantemente le proprie offerte nei confronti dei clienti, si cura di loro mandando due aumenti del canone di due euro ciascuno nel giro di tre anni giustificando il rincaro con lettere prestampate atte ad evidenziare che in poco tempo l’offerta di canali è più che raddoppiata, e che la genialità delle trovate di tutti quei canali +1, quelli che ripetono il programma un’ora dopo e salvano la vita di chi se l’è perso, non ha eguali.

C’è di meglio: è molto recente la mini-rivoluzione del listino prezzi del servizio, a giugno arriva un consistente aumento tenuto in piedi dai medesimi, fasulli e pretestuosi presupposti, arriva l’high definition gratis ed un sovrapprezzo di una bella manciata di euri, perché Sky è sempre più grande ed innovativa, fino a ieri si sentiva sottopagata. Magari è amica di Chad Johnson o di Anquan Boldin, e dopo un aperitivo consumato nel locale più in di New York tutti e tre avevano deciso che era il momento di chiedere di più.
Mentre l’utente medio, ovvero il bravo italiano che anche se il paese è in ginocchio non vuole comunque farsi mancare nulla, esclama “Madonna che figata, ora sì che mi hanno dato qualcosa in più di prima!!”, l’utente coscienzioso (e separatista) ha già la calcolatrice in mano, e si chiede quanto verrà a spendere con i nuovi numeri imposti, solo per inorridire e rischiare da vicino il conato di vomito alla vista del risultato conseguente. Partono quindi lettere da ogni dove, via il pacchetto cinema, tanto i film belli li fanno solamente al lunedì sera, i pornazzi li devi comunque pagare extra e la videoteca cittadina (che per vostra informazione è sempre accanto all’ufficio dello scrivente) è ottimamente fornita. Pazienza se togliendo un pacchetto dell’offerta si vengono a pagare solamente due Euro in meno rispetto a quello che si è pagato sinora, chissenefrega, per la Nfl ne vale sempre la pena.

Nell’anno più fiorente di prospettive per gli appassionati degli sport americani, che ha visto l’approdo di Nasn sul canale 213, vissuto come l’arrivo dei marziani sul pianeta Terra, Sky decide che della Nfl ne ha invece abbastanza, e cede tutto a….Sportitalia? Magari! E cede tutto alla grande mamma Rai, quella che ci coccola da quando siamo nati, quella di Nando Martellini e di Paolo Valenti, quella degli show intelligenti del sabato sera, quella dei telecronisti impreparati, quella che per aggiornamenti ed affidabilità di palinsesti è miseramente ancora ferma agli anni ’50, quella per la quale, anche se non se ne conosce ancora a fondo il motivo, bisogna sborsare un esoso canone annuale, quella che ci ha offerto le fantastiche telecronache del duo di supereroi Civoli-Bagni, ossessivamente disfattista e vittimista il primo, semplicemente rincoglionito il secondo.

E’ un clamoroso passo indietro, che tiene l’appassionato di football agganciato per i testicoli. Chi avrà il coraggio di disdire tutto, indubbiamente sostengono ai piani alti di Sky, ora che per la prima volta dal 1994 sti rompiballe si vedranno una partita di college football su uno schermo italiano?

Però, non dimentichiamoci, il canone è aumentato ma di contro l’offerta è sensibilmente migliorata. C’è il torneo di poker, che vede quattro sfigati muniti di occhiale da sole sfidarsi per la supremazia del mondo, c’è il campionato russo, che permette a Bagni di scovare ogni sorta di talento in vista del commento dei mondiali del 2010, ci sono delle leggendarie repliche delle partite di serie A dello scorso campionato e c’è pure la diretta del calciomercato più appassionante dell’universo, in diretta dall’albergo più famoso d’Italia, dove puoi vedere procuratori e managers che parlano tra di loro a pranzo in esclusiva, e magari con l’hd puoi riuscire a vedere se il pezzo di carne che hanno incastrato tra i denti è manzo o maiale. Con tutto questo ben di dio, chi se ne accorgerà della mancanza della National Football League, uno sport selvaggio dove si picchiano e basta? Il football non potrebbe competere nemmeno con il beach soccer, figuriamoci. Sky si protegge, ed oltre che sviare le indagini si prende il lusso di prenderci per il culo. Caro cliente, ti ricordiamo che l’anno venturo l’offerta per gli sport americani è ricchissima, ed il football sarà presente sul canale Nasn. Controlla con più attenzione la guida programmi. Come se non sapessimo la differenza tra Nfl e d Ncaa…

In tanti anni, da appassionato di football americano, ne ho viste di tutti i colori. Proprio come molte persone che negli anni ho conosciuto.

Quando ancora c’era Tele+ subimmo una drastica riduzione della programmazione dalla stagione ’92 alla stagione ’93, nella prima c’era la diretta, nella seconda c’era un semplice raccoglitore con la migliore partita della settimana e gli highlights che andava in onda la domenica a mezzogiorno, il tutto con un ritardo di sette giorni. Vabbè, non c’era internet, non c’era modo di spoilerare, come si dice oggi, i risultati delle gare.
Qualcuno disse persino al mitico Flavio Tranquillo, che commentava quell’anno le gesta dei nostri eroi, di scusarsi durante una telecronaca per lo spazio drasticamente ridotto al football, nascondendo le decisioni prese dall’alto con le “esigenze di palinsesto”.
Abbiamo visto la stagione 1999 la domenica mattina, alzandoci a qualsiasi orario, perché lì e solo lì c’era spazio per la Nfl. Ci andava benissimo sapere tutto in ritardo, ci bastava vedere qualcosa, ci andava persino giù che presentasse tutto Paola Ellisse. E per quanto siano migliorate le cose con il passare del tempo, come è normale e giusto che sia, (chi avrebbe sognato, all'inizio degli anni '90, un trattamento da sceicchi come quello degli ultimi tre anni?) abbiamo comunque perso le rituale manciata di puntate di Gameday, un tempo Week In Review, solo perché nell’orario prefissato stava andando qualcos’altro, o semplicemente perché la guida programmi era sbagliata. In confronto a quello che era diventato un servizio di tutto rispetto, queste erano comunque piccolezze.

Poi le risposte diplomatiche, date agli appassionti desiderosi di sempre maggiori informazioni circa i passaggi televisivi della palla ovale, ogni anno precaria, ogni anno sudata. La Nfl va bene, è in crescita continua, gli appassionati (e deficienti, mi verrebbe da dire offendendo pure me stesso) che accendono il decoder alle due di notte per il Sunday e Monday Night tutto sommato ci sono anche se non sono paragonabili al calcio, massì, terremo il football per tanti e tanti anni ancora, ed il servizio per lui e per tutti i suoi fratellini scemi sarà sempre migliore, mai paura, preoccupazioni neanche una.
Poi il tradimento sommo, proprio nel momento in cui torna il football del college, proprio nel momento in cui il monopolio alza i suoi prezzi e decanta le proprie lodi sbattendosene le palle delle reali esigenze del proprio consumatore, perché tanto è una macchina da soldi ed il servizio, bello o brutto che sia, non ha alternative di sorta. Quindi perchè impegnarsi fino allo spasmo per una cosa che va bene anche se fatta un pò meno bene rispetto alle premesse? Tanto agli italiani piace il calcio e non lo molleranno mai, ppi si lamentano dei calciatori e dei loro stipendi, ma di lasciarli soli la domenica non se ne parla nemmeno. Il calcio è onnipotente, fa e disfa a piacimento, ed è per questo che Sky Sport 1 è un cammuffamento neanche riuscito bene di Sky Calcio 1, dato che altri sport lì non se ne vedono, ed è lo stesso motivo per cui il pacchetto Sport è sostanzialmente un pacchetto Calcio, perchè sono oramai coperti i campionati di ogni angolo del globo, lo stesso che non viene seguito da un cane però del quale è importante detenere i diritti. Il football? Beh, quello è sufficiente darlo in mano alla madre di tutte le televisioni, quella che negli anni ha insegnato come si fa spettacolo, l’importanza di essere VIP, tronisti ed opinionisti ignoranti, quella che ha il tamburello in palinsesto e guai a toccarlo, quella sui quali orari puoi sempre fare affidamento, perché sono puntualmente sbagliati.

Sky è lo specchio del Belpaese, ci governa tenendoci tutti buoni e noi le obbediamo comunque, tanto il contentino da qualche parte arriva lo stesso. Ci gestisce le serate televisive, ma non sa realmente come farlo. Aumenta i costi con una costanza preoccupante, ma non migliora il servizio. Ci propina ogni tipo di spazzatura, e dopo non sa come disfarsene. Trasforma in divi i più grandi incapaci ai quali il paese ha dato i natali. Sky ti sorprende sempre. E spesso te la piazza pure nel didietro.

Non so voi, ma io mi sono davvero rotto i coglioni.

Espn 360? Yahoo League Pass? Nasn islandese? Se ci siete, per piacere, battete un colpo. E salvateci da sta patetica congiura contro le minoranze che prima ha segato la Nhl, poi la Mlb, poi il college basket, ed ora anche quello che pareva il più intoccabile degli sport americani trasmessi in Italia.


Ci si vede in giro, Nfl. Stammi bene, nel frattempo.