
Offseason Nfl... due meloni così

Come è a tutti noto, una delle cazzate con maggiore seguito tra gli internauti è la Power Ranking, la classifica settimanale, in cui un chiamiamolo esperto, mette in ordine le squadre di questo o quello sport in base alla loro supposta forza, infilandoci un breve commento, possibilmente umoristico o sarcastico. È inutile precisare che una classifica del genere a campionato in corso è una cazzata. Lo sappiamo anche noi.
Si può concedere, infatti, che in un determinato momento della stagione si possa anche indicare quale sia la squadra più forte (due anni fa i Patriots era dura non metterli sempre al primo posto) e parallelamente anche l’ultima non è proprio impossibile da indovinare, ma le altre? Come fai a decidere che una è la 19esima e l’altra è la 20esima? Semplice: non decidi in base a un criterio oggettivo, ma in base all’umore del momento. Se hai beccato un ambo sulla ruota di Bari giocando l’85, è ovvio che i Bengals saliranno in classifica, come è parimenti ovvio che se un uccello ti ha centrato il vestito appena ritirato dalla pulitura, i Cardinals subiranno i tuoi strali.
Eppure, nonostante la sua inutilità, o forse proprio grazie a questa, la PR viene sempre letta, magari anche con maggiore attenzione di una disamina tecnica che spiega il perché e il per come la tua squadra ha buone possibilità di vincere la prossima partita.
Quindi, cosa c'è di meglio per risollevare le sorti di questo blog, ormai prossimo alla dipartita, e aiutare il nostro caporedattore, anche lui non messo troppo bene, che stilare settimanalmente una PR?
Per andare sul sicuro ci abbiamo ficcato dentro anche un po' di tette e culi che con quelle non si sbaglia mai (la prima qui a destra, speriamo apprezziate).
Per questo ecco a voi la nostra prima Non Power Ranking di E.C.T..
0 (and counting) Detroit Lions: Obiettivo stagionale: vincere una singola fottuta partita. Al momento siamo a 17 sconfitte consecutive e la striscia è ancora aperta. Noi di East Coast Time non abbiamo paura di fare pronostici e ci sbilanciamo, mettendoci la faccia. Quest'anno faranno sicuramente meglio dell’anno scorso (peggio è impossibile, uguale quasi impossibile).
1) New England Patriots: questi son sempre la squadra con cui fare i conti. Tom Brady è tornato e con lui è tornato il consueto teatrino sulle sue condizioni di salute. Una parola va però spesa per chi questa stagione non la giocherà: Ted Bruschi si è definitivamente ritirato e mancherà non solo ai Pats, ma a tutta la lega per il suo carattere e la sua incredibile volontà (il momento dell'emozione fa sempre cassetta).
1 bis) Kansas City Chiefs, con l’arrivo di Scott Pioli è iniziata una nuova era. Anche la NFL ha concesso la creazione di squadre satellite, quelle che partecipano, non possono vincere, ma sono controllate da un’altra squadra della lega, che trae vantaggio dalla loro esistenza, attraverso trade pilotate ad arte. È già pronta la domanda per cambiare nome in Kansas City Fans of New England.
Ambo) Cleveland Browns: passa un’altra offseason, arriva un nuovo capo allenatore e ancora non si sa chi sia meglio tra Quinn e Anderson. Non nascondiamocelo, la frase corretta è chi fa meno schifo tra i due. Forse quest’anno finalmente si scoprirà e ci grazieranno dalla visione dell’ennesima ignobile staffetta.
3) Indianapolis Colts: l'uno due Manning-Harrison è ormai un ricordo del passato, ora si va di Manning-Wayne, ma farà male lo stesso. Sempre che la linea offensiva regga (qui sembriamo quasi professionali).
Pigreco) Carolina Panthers: squadra come al solito impronosticabile. Quindi perchè dovremmo cercare di provarci noi, ci pagano? No. E allora nisba (siamo dei mercenari anche noi).
4) Minnesota Vikings: partita la terza ultima stagione di Favre, o era la quarta? Partite, comunque, anche le scommesse su chi lo romperà per primo. Anche se sembra difficile da credere dopo tutto il casino mediatico attorno alla figura del numero 4 dei Gree… ehm di Minnesota, i Vikes vivono e muoiono con Adrian Peterson il loro passaporto per i PO e magari qualcosa di più.
5) Houston Texans: copiamo e incolliamo dalla PR degli ultimi tre anni: “la sorpresa della stagione” (e senza Sage Rosenfels potrebbe pure esserlo veramente).
6 meno meno) Seattle Seahawks: dai qui posso pure fare a meno di scrivere, tanto chi vuoi che si interessi di questi? Non hanno tifosi in America, perché li dovrebbero avere dai noi? Dai, siamo seri. Ok, ok! Se proprio insistete: stagione senza infamia e senza lode (as usual).
6 (anelli)) Pittsburgh Steelers: campioni in carica, squadra che gioca duro e non si abbatte mai. Li adoreresti se non fosse per i loro insopportabili tifosi. Come al solito tra le papabili a festeggiare a fine anno.
7) Philadelphia Eagles: Altro esempio di pessimo giornalismo sportivo da offseason. Nelle ultime settimane si è parlato sempre e solo di Michael Vick e di come lo accoglieranno i tifosi e di qui e di là. Il football giocato è passato in secondo piano. Comunque, un sincero in bocca al cane al numero 7.
Non pervenuto) St. Louis Rams: finchè non tornano a L.A. parlare di loro è inutile, per cui andiamo oltre.
8) New York Giants: Hanno già fatto l’impresa da leggenda due anni fa, che gli importa di vincere ancora? Vivranno di rendita anche quest’anno.
9) Buffalo Bills: Jauron, il capo allenatore, ha poche e confuse idee e fin qui capita, ma perché vuoi pure metterle in pratica? Altra stagione sprecata alle porte e se tutto andrà come la preseason sta annunciando, Jauron potrebbe anche non arrivare a mangiare il tacchino. E per chi se lo domandasse: TO stavolta non c’entra niente.
10 (secondi) Dallas Cowboys: Jessica Simpson ha dichiarato che lei non porta rancore a Toni Romo per averla lasciata e che è sicura che i Cowboys vinceranno il titolo quest’anno. Nessuno è veloce come Toni a segnare, ha detto la cantante (lo so, lo so, stiamo raschiando il fondo del barile).
11) Washington Redskins: Dopo tutti i soldi spesi nel mercato dei FA, puntando sul fatto che l’accordo per il tetto salariale non sarà raggiunto, anche perché in caso contrario i pellerossa fallirebbero, il minimo è la finale di conference, anche se, va detto, altri sembrano essersi mossi meglio pur spendendo molto meno.
12 (una volta conosciuto come 4) Green Bay Packers: Andiamo anche noi con una banalità (scrivete voi 32 pensieri originali se ci riuscite). Quest’anno le partite più sentite dai tifosi non saranno quelle con gli odiati orsacchiotti, ma quelle con i vichingi: obbiettivo Favre e non per complimentarsi per la sua lunga e luminosa carriera, ma, probabilmente, per fargliela finire una volta per tutte.
13) Jacksonville Jaguars: negli anni pari 2004-2006-2008 non vanno ai playoff, negli anni dispari 2005-2007 ci vanno. Quindi a conti fatti i Jags dovrebbero essere tranquilli, peccato che il 2009 in tutto l'universo, isole comprese, sia un numero dispari, ma a Jacksonville sia un numero pari (misteri della matematica).
14) Arizona Cardinals: Sindrome da Super Bowl perso in arrivo. Warner sarà panchinato a metà stagione e record sotto il 50 %.
15) Miami Dolphins: Un anno 1-15, l’anno dopo ai PO con 11-5. Cosa ci aspetta per questa stagione? L’effetto sorpresa dell’anno scorso probabilmente se ne è andato sul raccordo anulare , per questo fare lo sgambetto ai Pats sarà molto più arduo. Meno male che ci sono Jets e Bills in division, ma non dovrebbe bastare per i PO.
16) Baltimore Ravens: Domanda del solito giornalista svaccato: è peggio perdere il proprio guru difensivo o avere sempre a che fare con gli Steelers? Risposta di Flacco: echissenefrega. Io vorrei solo avere qualcuno a cui lanciare...(dichiarazione raccolta dal nostro inviato azazelli)
17) New York Jets: Sanchez è visto come il messia. Nella sponda povera di N.Y. ci sono già tifosi pronti a giocarsi una palla sull'approdo ai PO. Non lo faremmo fossimo in loro.
27) Denver Broncos: sommate un QB pro bowler ceduto, un allenatore giovanissimo alla prima esperienza e già odiato da mezza tifoseria per essere implicato nella cessione del QB pro-bowler, un WR pro-bowler sospeso dalla squadra, un calendario infernale, una difesa da reinventare e una sinistra abitudine agli infortuni e cosa otterrete? Una stagione da dimenticare alle porte.
33 (trentini entrar....) New Orleans Saints: solito attacco non supportato da una difesa all'altezza. Come è noto l'attacco vende i biglietti e la difesa vince i titoli, ma la stagione è lunga, è fallo quando l'arbitro fischia e non è più il football dei nostri padri (credo di aver dato fondo ai luoghi comuni).
40 (poi capite) Atlanta Falcons: l'anno scorso contro ogni pronostico sono arrivati ai PO. Nella loro storia non sono mai riusciti a ripetersi (40 anni senza due stagioni vincenti consecutive sono un bel po' di tempo a cui va reso onore). Ehi, Matt, non sarebbe ora di cambiare tradizione?
48) San Francisco 49ers: sono a un ricevitore dalla migliore stagione degli ultimi cinque anni (e basta veramente poco). Peccato che il ricevitore continui a urlare "gimme money" nel salotto di casa sua senza farsi vedere in campo. Un vero peccato.
55 (almeno noi portiamo rispetto a Brooks) Tampa Bay Buccaneers: Un altro nuovo allenatore con le idee confuse. Al momento non c’è un Qb decente a guidare l’attacco (Leftwich non lo è più da almeno tre infortuni a questa parte) e la difesa è stata smantellata. Senza nemmeno giocare una partita, Morris sta riuscendo nell’incredibile impresa di far rimpiangere Gruden.
69) San Diego Chargers: (contiene pessimo gioco di parole) La division è già vinta, vista la pochezza delle contendenti. Comunque, per non essere da meno di Jessica Simpson, la (ex?) fidanzata di Merriman, Tila Tequila (qui in foto), ha voluto fare il suo pronostico: San Diego vincerà il titolo perchè ha una difesa da togliere il fiato (ve l’avevamo detto no?).
85 (ovvio) Cincinnati Bengals: se la linea offensiva regge, se la difesa regge, se il gioco di corsa ha una parvenza di efficacia, se Palmer non si rompe e se l'85 non fa le bizze, ecco allora sono una squadra vincente. Se più se meno.
92 free) Tennessee Titans: A loro l’onore di aprire la stagione contro i campioni in carica. Albertone se ne è andato a Washington per il suo peso in oro (e per chi non se lo ricorda, è un vero ciccione) e non si sa come reagirà a questa mossa la difesa il reparto, che l’anno scorso ha fatto la differenza. Young è tornato e forse ha superato tutti i suoi problemi, forse.
112 (gli anni di Al Davis)) Oakland Raiders: dai, veramente pensate che quest’anno possano fare meglio degli ultimi anni? No, davvero? Allora presentate il vostro curriculum vitae a questo indirizzo: 1220 Harbor Bay Parkway, Alameda, CA 94502, c’è posto per voi nel coaching staff. Al Davis adora i dipendenti senza cervello.
1986) Chicago Bears: sono anni che si dice che gli orsacchiotti sono a un QB da vincere l’anello. Ora con la trade messa su con Denver è arrivato Jay Cutler. Adesso niente più scuse. Soprattutto per Ron Turner, l’allenatore dell’attacco, che finalmente sembra aver trovato il braccio adeguato ai suoi schemi offensivi.
In football we trust
Sarò colpa del caldo, sarà che ormai in sto blog o scrivo io o non scrive nessuno e ultimamente non scrive nessuno, sarà che quando hai la possibilità di caricare la partita scaricata in hd su una pennetta e vederla direttamente sul tuo televisore nuovissimo riesci a fare un sacco di cose in più, anche quelle che non avresti mai fatto...sarà quel che sarà della mia vita chi lo sa...insomma ho deciso di procurarmi, vedermi e commentare la prima partita della nuova stagione: Buffalo Bills vs. Tennessee Titans at Canton, Ohio, preseason.
Probabilmente è solo questione di astinenza (a sotto una diapositiva dell' astinenza del tifoso), ma
alla fine usciamo dalla visione non delusi, il che di per sé è un fatto più che positivo per chi come me ha sempre mal sopportato le partite d' agosto e che per lo più si limita a leggere i recap sperando di non trovare notizie di infortuni che manderebbero a donnine di facili costumi la stagione (anche fanta-parlando). La curiosità in questa prima partita era tanto, gli osservati speciali erano 2/3, uno per ogni compagine: T.O. lato Bills, Vince Young lato Titans e vedere l' effetto che fa scoprire che affianco ad Al Michaels quando ad inizio partita allargano l' inquadratura non trovare più il faccione di John Madden; e questa è la prima cosa che scopriamo, la sensazione è strana e Collinsworth (il suo sostituto) ci stava già a pelle sulle palle quando commentava per la neonata NFL Network qui continua per quella strada, ma poco ci importa tanto non capiamo quello che dice e andiamo avanti: il secondo dato da rilevare è l' utilizzo delle maglie “vintage”, ci dicono dalla regia maglie atte a celebrare il cinquantennale della fondazione della AFL e che saranno riproposta in svariate partite quest' anno tra squadre che per l' appunto provengono da tale lega, i Titans ovviamente celebrano in quanto furono gli Houston Oilers e vedere quel traliccio petrolifero sui caschi ci riporta alla mente a quel football che non c' è più e che per certi versi abbiamo vissuto per poco tempo, giusto il tempo di cercare nella memoria quel football andato che dal nulla Trapasso ci riporta al presente, se non al futuro, un punter che segna un touchdown su corsa, cose per cui vale la pena stropicciarsi gli occhi 3 4 volte per capire cosa diavolo è accaduto, domanda che si pongono anche quei 3 4 difensori di Buffalo caduti nella finta, se il buon giorno si vede dal mattino.....
Potremmo perdere ore e ore, sprecare inchiostro su inchiostro a parlare di questa mirabolante finta e di questo Trapasso...che già il nome sarebbe sufficiente per aprire un dibattito, ma non c' è tempo, la preseason scorre veloce (contiene battuta....) a ritmi incalzanti.....e ringraziamo il buon dio che riusciamo ad arrivare al secondo drive della partita senza addormentarci per vedere così le prime azioni in maglia Buffalo del nuovo Terrell Owens, che probabilmente di nuovo non ha nulla...ma tant' è, Trent Edwards, che il telecronista definisce come il suo “new best friend”, lo cerca subito nelle prime azioni, due lanci in sua direzione, due ricezioni, due primi down, arrivederci alla prossima partita e grazie. Poi lo intervistano pure, gli chiedono un parere sul suo nuovo miglior amico cercando anche di fargli fare un paragone con i suoi vecchi migliori amici (Garcia, McNabb, Romo....) evidentemente di altra pasta tecnica, lui riesce (questa volta) a non cadere nel tranello, schiva bene la domanda, “stiamo cercando di trovare un buon feeling” o qualcosa del genere, troppo presto ancora per avere il titolo da prima pagina.
T.O. è sempre T.O., chi invece ci sorprende è Crumpler, boh...io non me lo ricordavo così...così...largo, sarà colpa del celestino Oilers, ma a parte la forma rotondeggiante l' ex Falcons sembra proprio quello di Atlanta, dopo un' annata non esaltante a Tennessee, da una buona mano a Collins per tirare su un paio di drive vincenti, prima di conquistare la sideline e lasciare spazio al figliol prodigo Vince Young: se il buongiorno si vede dal mattino, per il prodotto di Texas forse è meglio tornare a dormire; primo drive pieno di ruggine conclusosi con un intercetto, resto della partita in leggero miglioramento, anche con un bel TD di tocco, dove più che altro vanno evidenziati i meriti del ricevitore, tale Paul Williams, al terzo anno in NFL, con 2 ricezioni a referto...that's why we love preseason game.
Il resto della partita ha poco da commentare, si seguono con un occhio di riguardo i rookie: Cook, TE di tennessee, mette in mostra ottime doti in ricezione, Javon Ringer, sempre sponda Titans/Oilers corricchia per il campo, fa anche una bella corsa che però gli viene cancellata proprio da un holding del Cook di cui sopra; trova spazio per un drive anche Mortensen, figlio di quel Mortensen che spesso viene citato negli articoli di ESPN, essendone un giornalista. Con il babbo sugli spalti, il figliolo lancia un intercetto e se ne torna a sedere...il giorno in cui il figlio di Xavier Jacobelli sbaglierà un calcio di rigore torneremo a parlare di calcio.
Per ora è tutto....ovvio che non seguiremo tutte le partite di preseason, ma la stagione è alle porte...stay tuned, il tempo è maturo...
Vorremmo festeggiare una risurrezione, la risurrezione del tennis: ma p
urtroppo non possiamo, l' ultimo chiodo sulla bara era stato piantato giusto un anno fa, quando Rafael Nandral...scusate Nadal..batteva Federer a casa sua, sull' erba di Wimbledon, interrompendo una striscia di vittorie sui più prestigiosi campi britannici che veniva da al di là del tempo misurabile, con quella vittoria lo spagnolo conquistava definitivamente la coccarda del miglior tennista al mondo e tutti gli amanti di un tennis più tecnico che atletico vivevano un giorno triste ed erano costretti ad inchinarsi al nuovo modo che avanza. Per carità niente di nuovo, anche Courier era stato numero uno, anche Ferrero lo era stato in tempo ancora più recenti, capita, la tecnica non è mai stata tutto, il tennis è sempre stato uno sport che ha fatto dello sforzo muscolare e della resistenza ad esso una sua prerogativa, però per chi è nato e cresciuto con Edberg, Stich e Becker, insomma per chi è cresciuto a pane, serve, volley e wimbledon veder vincere Nadal (o Hewitt ) sull' erba londinese è un discreto colpo al cuore.
Rivedere Roger tornare a trionfare a casa sua, parzialmente ci ripaga delle sofferenze dell' anno scorso, ma non ci soddisfa del tutto, perchè l' acerrimo rivale era per l' appunto assente e allora è ancora presto per parlare di risurrezione, diciamo che stiamo cercando di riportarlo in vita, ma non si sa se stiamo parlando ancora di Lazzaro o di Frankenstein....
Il tennis però è cambiato irrimediabilmente e non vogliamo fare la figura di quei 60enni che si guardano sempre indietro ricordando i bei tempi passati bollando il presente sempre in malo modo, con fare snob. Il rischio di fare questa figura c' è, ma cerchiamo di essere il più obiettivi possibili e pensiamo di scoprire l' acqua calda nell' affermare che ormai non ci riuscirebbe nemmeno più “Chi l' ha visto” a trovare il serve&volley che tanto ci divertiva quando eravamo “giovani”, non è colpa del nostro snobbismo, è colpa dell' evoluzione che questo sport ha fatto andando anche a modificare per l' appunto il modo di preparazione dei campi, così che l' erba di Wimbledon non è più l' erba di una volta, senza stare a scomodare Adriano Celentano con il ragazzo della Via Gluck o i viaggi ad Amsterdam negli anni 90.
Citiamo SportWeek: “Fino al 2000 l' erba di Wimbledon era composta al 70% da loglio e al 30% dalla festuca rossa strisciante. Dopo si è passati al solo loglio perenne, che rende la superficie più secca e dura e favorisce rimbalzi più alti della pallina dando più tempo alla risposta.”, vabbè avessi detto “i 500 anni di tennis” di Gianni Clerici (tra parentesi, 70 euro, ci fosse la versione da 7 euro solo con gli ultimi 50 anni, non sarebbe male...e potrei citare anche Clerici) ma resta comunque una fonte attendibile. Insomma basta guardare il centrale il giorno della finale in questi ultimi anni e quello che era sino agli anni 90, a torneo finito ora ci si può andare pure a fare un picnic vicino rete, tanto rimane intatta l' erbetta là in mezzo, la volée non la fa più nessuno, non la fa più nemmeno chi è bravo a farla, ed è un vero peccato. Sarà che l' anima da portiere che vive in me ha sempre visto in quel gesto una emulazione del tuffo, chi va a rete para, chi sta sul fondo tira....e non mi è mai sembrato difficile schierarmi dalla parte di chi deve parare.
Togliere la volée al tennis è un po' come togliere la schiacciata nel basket, continui a vederlo, anche un tiro da 3 ti fa sobbalzare sul divano, ma la schiacciata ti ci mette in piedi sul divano....capisci che c' è differenza....
Sull' erba il rimbalzo ERA irregolare, basso, diverso, non ti dava il tempo giusto per colpire la palla, allora meno ci stavi sul fondo e meglio era, ecco che ti buttavi a rete e accorciavi lo scambio, sfidavi l' avversario a passarti, lobbarti, lo forzavi ad inventare qualcosa mentre tu eri pronto a scattare come una molla, per metterci la racchetta, per giocare con il tuo polso per far morire l' offesa altrui e rispedirla imprendibile al di là della rete. Ora non è più così, hanno messo una terra colorata di verde, i rimbalzi si son fatti regolari e comunque i materiali, le racchette in particolare hanno smussato molte delle irregolarità dei campi in erba, ora puoi scentrare (= non centrare....) la palla ed è difficile che questa comunque non vada tranquilla dall' altra parte, all' interno del campo (ok, non ditelo a Roddick che nel 76esimo e ultimo game della finale ne ha steccate un paio di troppo), una volta era questione di centimetri, ora di decimetri....rischi di tenerla in campo anche con il telaio. E allora chi te lo fa fare di buttarti a rete e soprattutto chi te lo fa più fare a passare ore da bambino ad imparare la volée???
Forse dovremo arrenderci, il tennis (come piaceva a noi) è morto, dovremo iniziare ad apprezzare il rovescio a due mani da fondo campo e l' erba ancora verde vicino alla rete. Probabilmente chi non ha potuto apprezzare quello che faceva un Edberg a Wimbledon alla fine magari non può nemmeno capire la differenza, alla fine anche Borg ha vinto 5 Grand Slam sull' erba inglese, quando ancora era erba...ma almeno combatteva con chi a rete ci andava, eccome se ci andava, lo stesso si può dire di Agassi, ecco Chang non l' ha vinto mai Wimbledon...magari lui avrebbe avuto qualche chance in più a giocare in questi anni......no no...non ci arrenderemo, ridateci la volée, vi promettiamo che i piedi sul divano non ce li mettiamo, però ci sembrerà comunque di essere ancora giovani e meno snob.
"A big ol' monkey off my back". Ecco le parole con cui Kobe Bryant ha descritto il suo quarto titolo di carriera, sottolineando, con quella particolare espressione, di essere finalmente riuscito a vincere da solo, da leader assoluto dei suoi Los Angeles Lakers, senza dover condividere il proscenio con un'altra superstar di uguale grandezza. Quella monkey aveva piuttosto assunto le dimensioni di un gorilla, o meglio di un godzilla, o meglio ancora di un Shaq-zilla: era difatti dal quel giugno 2002, da quel tremendo sweep terminato con la classica miriade di carte, cartacce e cartine che gli americani chiamano confetti che ricopriva il la pavimentazione in legno dell'impianto dei New Jersey Nets, che Kobe Bryant, pur essendo già entrato tra i più vincenti di sempre, aveva una missione chiara da completare nella sua vita di giocatore, a qualsiasi costo.
I Lakers, nonostante la loro fama di squadra perennemente in grado di provare a vincere il titolo, sono andati contro tutti i pronostici. Ci sono andati senza Shaq, sostituito da un bambinone troppo cresciuto per il quale Kobe aveva chiesto lo scambio (ricordate? avrebbe voluto Kidd al suo fianco, al posto di Andrew Bynum...), con il criticato Mitch Kupchak al posto di Jerry West, passando per la maturazione agonistica definitiva di Kobe in un momento che pareva senza direzioni precisa da intraprendere, prima di potersi definire una contender: prima di oggi c'era solo il Bryant Show (carina l'assonanza con Brian Shaw, che sull'argomento titoli in maglia Lakers può esprimere un'opinione o due...), ed un quartetto di giocatori impauriti per i potenziali errori che avrebbero potuto commettere dinanzi al leader del branco, il quale ogni volta che ne aveva l'occasione non mancava di dire due paroline pesanti al malcapitato di turno, e, peggio ancora, andava (lo fa ancora, non preoccupatevi...) direttamente a parlarne con coach Phil Jackson, innescando la classica serie di battutine mirate, tra il vedo-non vedo, a giocatori che avevano bisogno di essere motivati attraverso le indelicatezze pronunciate davanti ai media, tipiche dell'allenatore più grande di sempre. Sì, ora possiamo anche dirlo con certezza, Phil Jackson è il più grande coach della storia del gioco, ed ha fatto quello che nessuno era mai riuscito a fare, superando una leggenda che pareva intramontabile ed irraggiungibile, quella dei nove titoli di Red Auerbach. Jackson, tra Bulls e Lakers, è arrivato a quota dieci Larry O'Briens, un numero di peso ben diverso se inserito nel contesto del basket di oggi, dove c'è la free agency, dov'è stata introdotta la tassa di lusso, dove i giocatori assomigliano più a mercenari che non a cestisti professionisti (e professionali), impedendo di fatto la possibilità di mantenere un nucleo costante negli anni, contrariamente a quello che accadeva trenta o quarant'anni fa. Jackson ha saputo vincere con Jordan e Pippen, con Shaq e Kobe, con Kobe, Pau e Derek. Ed una delle immagini più belle delle Finals, è stata proprio l'espressione soddisfatta dell'head coach, assieme al suo cappellino giallo con la X viola stampata davanti (che sapeva un pò di Spike Lee e Malcolm X, eh...), a simboleggiare un'impresa che definire storica non rende a sufficienza l'idea.
Il newyorkese Lamar, invece, era arrivato qui solamente come merce di scambio per Shaq, tolto da una giovane e promettente Miami con gli stessi disagi provati da un gatto quando gli si fa cambiare abitazione, punzecchiato all'inverosimile da Jackson in tutti questi anniper la sua volontà altalenante, giocatore che accende poco e spegne tanto, ma che quando accende sa essere come nessuno è mai stato, un play che sa giocare quattro ruoli, con tiro da fuori (novità!), gioco in post e movenze in entrata agili ed armoniose.
Una parola, anche di più, pare giusto spenderla anche per i perdenti, ovvero quegli Orlando Magic la cui presenza a queste Finals era del tutto impronosticabile, e che se non altro sono riusciti a vincere la prima gara di finale della loro storia, dopo aver terminato la prima esperienza con un cappotto al passivo per mano di Houston, nell'oramai lontano 1995. Ai ragazzi dell'apprezzabile Stan Van Gundy va il grandissimo merito di essere arrivati all'atto conclusivo percorrendo una strada più difficile rispetto a quella dei Lakers, arrivando a battere Boston in sette partite, pur senza Kevin Garnett, vincendo la partita decisiva fuori casa, e soprattutto mettendo la parola fine a tutte quelle maledette speculazioni sulla serie finale "voluta" dalla Nba, Kobe vs Lebron, con quest'ultimo ancora una volta troppo solo per riuscire nell'impresa, e troppo frustrato (ed immaturo) persino per riuscire a dare la mano agli avversari al termine di quella gara 6 nella quale Orlando aveva sgominato quella che pareva essere la corazzata incontrastabile della Eastern.
E' stata la finale che ha consacrato agli occhi del mondo un altro non americano, Hidayet Turkoglu, per tutti Brother Hedo, confermatosi giocatore dotato di ghiaccio al posto del sangue, capace di mettere un altissimo numero di tiri decisivi ed altamente infiammabile negli ultimi cinque minuti di qualsiasi partita, e che ora uscirà dal suo contratto in cerca di uno stipendio ancora più alto, che i Magic sono disposti a dargli nonostante il cap ristretto pur di mantenere intatto questo nucleo di giocatori. Tornando invece un attimo alla vittoria appena ottenuta dai losangeleni, crediamo che sia proprio questo a rendere speciali gli sport americani: passare parte dei playoffs a sperare che una squadra perda per vederne vincere un'altra, (il sottoscritto, per intuibili motivi avrebbe preferito l'avanzata dei Rockets), ed una volta digerita la sconfitta comprendendo la superiorità di un team sull'altro, rendersi conto, vedendo festeggiare Zen, Kobe, Fish, Pau, Lamar e compagnia bella, di essere ugualmente felici, e che in fondo è bello riuscire a dare credito ad ogni impresa sportiva di si può essere testimoni, pur avendola seguita dal divano di casa, anche ad una squadra che risulti, in condizioni normali, antipatica. Non importa quanto si possa provare a detestare una squadra americana, o almeno per chi vi scrive funziona così, alla fine la conclusione è sempre la stessa, e si riesce a provare piacere per chiunque si veda recapitare, al triplo zero del cronometro della gara decisiva, maglietta e cappellino che testimoniano l'avvenuta vittoria del trofeo più importante.
Per il resto restate sintonizzati, in fondo non manca poi così tanto alla fine di ottobre.
Può essere che tra dieci anni Casey Stoner, Jorge Lorenzo o il magnifico Niccolò Canepa avranno vinto più di Valentino Rossi. Più corse, più mondiali. Può essere che se Mick Dohan e la sua corazzata avessero corso due o tre stagioni in più oggi Valentino avrebbe vinto qualcosa meno invece di trovarsi a competere col solo Sete Gibernau, buono solo per alimentare rivalità sulla carta. Può essere. Può essere che Agostini fosse davvero più bravo, contestualizzando il tutto in altri tempi, altre corse, altre tecnologie, può essere che fosse più coraggioso perché il TT lui lo aveva in calendario come tappa del mondiale mentre Rossi dice che non lo farà mai. Può essere.
Ciò che è certo è che Valentino Rossi ieri ha dato ennesima dimostrazione di classe, superiorità, freddezza, esperienza. Ha vinto l'ennesimo duello 1vs1 della sua carriera (quelli persi si contano su meno di due mani), il 99° GP, ha steso Chupa Chups con una manovra che ci ha riportato a un pilota fresco, che non fa calcoli sulla classifica, sprezzante, coraggioso. E bravo. Anche Randy Mamola era bravo e coraggioso, ma in una manovra del genere sarebbe finito per i campi.
Dopo la pausa forzata al Mugello causa vacanzina toscana ricca solo di pioggia e bestemmie mi ritrovavo davanti alla TV per una gara che, di nuovo, mi fa imprecare contro l'elettronica e che appena perde Casey "enterogermina" Stoner (voto 8 vista la stoica difesa dalla cacarella e del podio) resta un monologo Yamaha che diverte i piloti coinvolti ma non esalta il pubblico. Niente a che vedere con il Laguna Seca di un anno fa tutto staccate e sorpassi. Per fortuna nella domenica di sport c'è subito un Sud Afirca-Iraq che non lesina emozioni nell'esordio della Coppa delle Confederazioni (del resto l'altra mica la chiamiamo World Cup).
Ciò che importa è che il Patacca si porta a casa un 10, trionfa e vola a 106 punti. La cosa bella, dopo 6 gare, è che tre piloti sono a 106 punti, si spartiscono un bottino dopo l'altro, hanno due vittorie a testa. Lorenzo a fine gara alza il pollice in segno di ok, ma si vede che lo metterebbe volentieri in bocca e comincerebbe a piangere come un bambino a cui hanno sottratto la figurina dell'Ancona Calcio 1983/84 e non riesce a completare l'album Panini.