domenica 28 giugno 2009
Affinità-divergenze fra il compagno Canepa e noi. Del conseguimento della maggiore età e la constatazione che ci vogliono 2 palle così - MotoGP 09 #7
Sarà una bella sfida punto a punto per tutto il 2009, la cosa brutta è che per seguire questo rincorrersi di punteggi in classifica generale basterà anche solo leggere sul giornale la mattina dopo la corsa. Che senso ha continuare a guardare queste corse? Vi confesso che se criptassero la MotoGP da tutti i miei televisori ne risentirei il giusto. Io, che in un modo o nell'altro l'ho sempre seguita, dalle sgamate di Tele+ di amici alle VHS passate vuote e riavute con la gara registrata. Rainey, Doohan, Lawson, Gardner, Schwantz, ma anche Roberts sr e Spencer e poi Luchinelli, Roberts jr, Mamola, Biaggi, Rossi. Li ho visti tutti, chi più chi meno, li ricordo tutti, chi più chi meno. Nel mondiale 2009 ci vogliono 2 palle così: a guardarlo, non a guidarlo.
Ho visto derapate incredibili, numeri spettacolari, gare che, fino a qualche anno fa, restavano incerte e piene di battaglie a 2, a 3, a volte anche a 4, fino alla fine. Oggi esaltare una gara che ha due-tre sorpassi importanti nei primi 7-8 giri e poi costringe la regia a mostrare la gara per il 5° o, peggio, 10° posto non ha senso. Nessuno pretende una Laguna Seca 2008 ogni settimana, ma almeno scontri alla Roberts-Spencer (ok, Roberts il meglio lo aveva già dato da un po', ma aveva due palle tanto), Rossi-Biaggi in Sudafrica, per citarne una, Rainey-Schwantz.
Voglio dire, non è che conti molto discutere del "si stava meglio quando si stava peggio" né si può insistere con chi non vuol capire che tra gli anni 80 e i 90 abbiamo avuto una serie di campioni che oggi ce li sogniamo. Va da sé che non si possa ricordare ogni corsa, che probabilmente il dominio in una qualche gara singola con 20 secondi sul primo avversario utile ci fosse anche all'epoca, ma se Rainey, ad esempio, vinceva mondiali conquistando 6 o 7 gran premi (3 nel suo ultimo titolo iridato!) qualcosa vorrà dire. Lotta, difficoltà, talento sparso qua e là.
Non vale il paragone coi due titoli di Nicky Hayden di tre anni fa, un campionato vittima delle sfortune (e di due erroracci) di Valentino Rossi, queste cose rientrano nei casi della vita, le casualità, le variabili che comunque rendono interessante un mondiale diversamente scontato.
Questo non lo è, ma non lo è nel suo complesso, mentre le gare singolo sono spesso una palla. Qualche talento in giro c'è, chi può infastidire Valentino Rossi esiste, ma da quando si è abusato di elettronica tutto è finito. Di fatto, prima, Valentino vinceva facile perché più forte, ma almeno metà mondiale te lo godevi tra volate con Biaggi e spallate con Gibernau. Gibe, poca roba, ma con quella Honda provava a combattere. Oggi ci propinano Pedrosa, un bluff spaventoso assolutamente inidoneo alla classe regina.
Alla MotoGP devono capire una cosa: loro la Fota non ce l'hanno, e quando il marchio Rossi si esaurirà il rischio è di ritrovarsi con campionati aperti ma con poco talento e nessuna emozione dovuta a mezzi che paiono infilati su dei binari e se non hanno in sella l'eroe che apre la marcia un po' di più arrivano fino al traguardo da soli, senza scossoni e divertimento.
Non è solo l'Italia ad eccedere sul Rossi, che i 100 GP li ha vinti e messi in saccoccia, ma mentre Meda ricorda come milioni di italiani abbiano segutio queste 100 vittorie "spesso in piedi sul divano" (ma chiiii?????) io mi chiedo se riavrò la mia vecchia Classe Regina. Perché, oggi, dormire durante una gara di F1 può essere normale, rischiare di farlo a ogni corsa in moto no, non ci sta.
Quindi che senso ha dispensare 10, 9 o 8 a tre piloti che in base al circuito, la gomma, e la salute fisica possono vincere rischiando sempre il giusto? I voti non servono, negli anni questo sport è continuamente peggiorato e sopravvive con Rossi, tra chi lo vuole campione sempre e chi gli tifa contro. Dopo si rischia il vuoto e una noia incredibile. Sono pronto a barattare, non vedo l'ora anzi, i 7 milioni di spettatori in più guadagnati sul divano da Italia 1, con le corse di una volta, molto più simili alla SBK anche se con meno sportellate (che poi anche la SBK, oggi, latita un pochino...). Che mi frega di avere uno che vuole vincere annoiandosi? Meglio i 2 milioncini di un tempo, con gare vere, piloti veri, dove anche i non fenomeni come Mamola facevano numeri da urlo e la moto se la dovevano tenere in piedi con la propria forza. E il proprio stile.
Tutto questo è sbagliato e mi fa venire una gran depressione. A domani, si parlerà di Confederations Cup... a proposito di cose poco appassionanti.
giovedì 18 giugno 2009
Kobe, Zen, e The Big Fish: ed è titolo numero quindici
"A big ol' monkey off my back". Ecco le parole con cui Kobe Bryant ha descritto il suo quarto titolo di carriera, sottolineando, con quella particolare espressione, di essere finalmente riuscito a vincere da solo, da leader assoluto dei suoi Los Angeles Lakers, senza dover condividere il proscenio con un'altra superstar di uguale grandezza. Quella monkey aveva piuttosto assunto le dimensioni di un gorilla, o meglio di un godzilla, o meglio ancora di un Shaq-zilla: era difatti dal quel giugno 2002, da quel tremendo sweep terminato con la classica miriade di carte, cartacce e cartine che gli americani chiamano confetti che ricopriva il la pavimentazione in legno dell'impianto dei New Jersey Nets, che Kobe Bryant, pur essendo già entrato tra i più vincenti di sempre, aveva una missione chiara da completare nella sua vita di giocatore, a qualsiasi costo.Eccolo servito, quindi, l'epilogo di un campionato Nba che non sempre è all'altezza delle aspettative in alcune sue fasi dormienti della regular season, ma che quando cominciano i playoffs sa davvero essere di un livello che nessuno potrà mai riuscire a raggiungere. Alla fine, hanno vinto ancora loro. Ancora perchè da quel diciassette dei Celtics, i rivali Lakers non sono affatto distanti, ritornano a due lunghezze di distacco, e possono sentirsi ulteriormente motivati nel cercare di vincere ancora, mirando come obbiettivo proprio quella rivale più titolata di tutti gli altri nella Nba.
I Lakers, nonostante la loro fama di squadra perennemente in grado di provare a vincere il titolo, sono andati contro tutti i pronostici. Ci sono andati senza Shaq, sostituito da un bambinone troppo cresciuto per il quale Kobe aveva chiesto lo scambio (ricordate? avrebbe voluto Kidd al suo fianco, al posto di Andrew Bynum...), con il criticato Mitch Kupchak al posto di Jerry West, passando per la maturazione agonistica definitiva di Kobe in un momento che pareva senza direzioni precisa da intraprendere, prima di potersi definire una contender: prima di oggi c'era solo il Bryant Show (carina l'assonanza con Brian Shaw, che sull'argomento titoli in maglia Lakers può esprimere un'opinione o due...), ed un quartetto di giocatori impauriti per i potenziali errori che avrebbero potuto commettere dinanzi al leader del branco, il quale ogni volta che ne aveva l'occasione non mancava di dire due paroline pesanti al malcapitato di turno, e, peggio ancora, andava (lo fa ancora, non preoccupatevi...) direttamente a parlarne con coach Phil Jackson, innescando la classica serie di battutine mirate, tra il vedo-non vedo, a giocatori che avevano bisogno di essere motivati attraverso le indelicatezze pronunciate davanti ai media, tipiche dell'allenatore più grande di sempre. Sì, ora possiamo anche dirlo con certezza, Phil Jackson è il più grande coach della storia del gioco, ed ha fatto quello che nessuno era mai riuscito a fare, superando una leggenda che pareva intramontabile ed irraggiungibile, quella dei nove titoli di Red Auerbach. Jackson, tra Bulls e Lakers, è arrivato a quota dieci Larry O'Briens, un numero di peso ben diverso se inserito nel contesto del basket di oggi, dove c'è la free agency, dov'è stata introdotta la tassa di lusso, dove i giocatori assomigliano più a mercenari che non a cestisti professionisti (e professionali), impedendo di fatto la possibilità di mantenere un nucleo costante negli anni, contrariamente a quello che accadeva trenta o quarant'anni fa. Jackson ha saputo vincere con Jordan e Pippen, con Shaq e Kobe, con Kobe, Pau e Derek. Ed una delle immagini più belle delle Finals, è stata proprio l'espressione soddisfatta dell'head coach, assieme al suo cappellino giallo con la X viola stampata davanti (che sapeva un pò di Spike Lee e Malcolm X, eh...), a simboleggiare un'impresa che definire storica non rende a sufficienza l'idea.
Il newyorkese Lamar, invece, era arrivato qui solamente come merce di scambio per Shaq, tolto da una giovane e promettente Miami con gli stessi disagi provati da un gatto quando gli si fa cambiare abitazione, punzecchiato all'inverosimile da Jackson in tutti questi anniper la sua volontà altalenante, giocatore che accende poco e spegne tanto, ma che quando accende sa essere come nessuno è mai stato, un play che sa giocare quattro ruoli, con tiro da fuori (novità!), gioco in post e movenze in entrata agili ed armoniose.
Una parola, anche di più, pare giusto spenderla anche per i perdenti, ovvero quegli Orlando Magic la cui presenza a queste Finals era del tutto impronosticabile, e che se non altro sono riusciti a vincere la prima gara di finale della loro storia, dopo aver terminato la prima esperienza con un cappotto al passivo per mano di Houston, nell'oramai lontano 1995. Ai ragazzi dell'apprezzabile Stan Van Gundy va il grandissimo merito di essere arrivati all'atto conclusivo percorrendo una strada più difficile rispetto a quella dei Lakers, arrivando a battere Boston in sette partite, pur senza Kevin Garnett, vincendo la partita decisiva fuori casa, e soprattutto mettendo la parola fine a tutte quelle maledette speculazioni sulla serie finale "voluta" dalla Nba, Kobe vs Lebron, con quest'ultimo ancora una volta troppo solo per riuscire nell'impresa, e troppo frustrato (ed immaturo) persino per riuscire a dare la mano agli avversari al termine di quella gara 6 nella quale Orlando aveva sgominato quella che pareva essere la corazzata incontrastabile della Eastern.
E' stata la finale che ha consacrato agli occhi del mondo un altro non americano, Hidayet Turkoglu, per tutti Brother Hedo, confermatosi giocatore dotato di ghiaccio al posto del sangue, capace di mettere un altissimo numero di tiri decisivi ed altamente infiammabile negli ultimi cinque minuti di qualsiasi partita, e che ora uscirà dal suo contratto in cerca di uno stipendio ancora più alto, che i Magic sono disposti a dargli nonostante il cap ristretto pur di mantenere intatto questo nucleo di giocatori. Benino, invece, Courtney Lee, che i playoffs li ha giocati complessivamente molto bene, così come aveva giocato altrettanto soddisfacentemente la regular season, che in finale ha sofferto tantissimo il fatto di dover marcare, a tratti, proprio Kobe, facendosi infilare da ogni angolo, ma che ha dimostrato una cosa molto importante: anche nella Nba di oggi c'è spazio per i giocatori preparati, quelli che vanno per quattro anni al college ed imparano i fondamentali, giocatori magari non stellari, ma concreti quello sì. Se le votazioni per il rookie dell'anno comprendessero anche i playoffs, non c'è dubbio che quel premio Lee l'avrebbe vinto a mani basse.
Tornando invece un attimo alla vittoria appena ottenuta dai losangeleni, crediamo che sia proprio questo a rendere speciali gli sport americani: passare parte dei playoffs a sperare che una squadra perda per vederne vincere un'altra, (il sottoscritto, per intuibili motivi avrebbe preferito l'avanzata dei Rockets), ed una volta digerita la sconfitta comprendendo la superiorità di un team sull'altro, rendersi conto, vedendo festeggiare Zen, Kobe, Fish, Pau, Lamar e compagnia bella, di essere ugualmente felici, e che in fondo è bello riuscire a dare credito ad ogni impresa sportiva di si può essere testimoni, pur avendola seguita dal divano di casa, anche ad una squadra che risulti, in condizioni normali, antipatica. Non importa quanto si possa provare a detestare una squadra americana, o almeno per chi vi scrive funziona così, alla fine la conclusione è sempre la stessa, e si riesce a provare piacere per chiunque si veda recapitare, al triplo zero del cronometro della gara decisiva, maglietta e cappellino che testimoniano l'avvenuta vittoria del trofeo più importante.
Per il resto restate sintonizzati, in fondo non manca poi così tanto alla fine di ottobre. lunedì 15 giugno 2009
Il pezzo forte - MotoGP 2009 #6
Può essere che tra dieci anni Casey Stoner, Jorge Lorenzo o il magnifico Niccolò Canepa avranno vinto più di Valentino Rossi. Più corse, più mondiali. Può essere che se Mick Dohan e la sua corazzata avessero corso due o tre stagioni in più oggi Valentino avrebbe vinto qualcosa meno invece di trovarsi a competere col solo Sete Gibernau, buono solo per alimentare rivalità sulla carta. Può essere. Può essere che Agostini fosse davvero più bravo, contestualizzando il tutto in altri tempi, altre corse, altre tecnologie, può essere che fosse più coraggioso perché il TT lui lo aveva in calendario come tappa del mondiale mentre Rossi dice che non lo farà mai. Può essere.
Ciò che è certo è che Valentino Rossi ieri ha dato ennesima dimostrazione di classe, superiorità, freddezza, esperienza. Ha vinto l'ennesimo duello 1vs1 della sua carriera (quelli persi si contano su meno di due mani), il 99° GP, ha steso Chupa Chups con una manovra che ci ha riportato a un pilota fresco, che non fa calcoli sulla classifica, sprezzante, coraggioso. E bravo. Anche Randy Mamola era bravo e coraggioso, ma in una manovra del genere sarebbe finito per i campi.
Dopo la pausa forzata al Mugello causa vacanzina toscana ricca solo di pioggia e bestemmie mi ritrovavo davanti alla TV per una gara che, di nuovo, mi fa imprecare contro l'elettronica e che appena perde Casey "enterogermina" Stoner (voto 8 vista la stoica difesa dalla cacarella e del podio) resta un monologo Yamaha che diverte i piloti coinvolti ma non esalta il pubblico. Niente a che vedere con il Laguna Seca di un anno fa tutto staccate e sorpassi. Per fortuna nella domenica di sport c'è subito un Sud Afirca-Iraq che non lesina emozioni nell'esordio della Coppa delle Confederazioni (del resto l'altra mica la chiamiamo World Cup).Pazienza. Anche perché gli ultimi due giri sono da favola. Jorge "ecco perché dopo l'incontro a Federer danno un Rolex e a me un lecca-lecca" Lorenza si merita un 10 comunque, grande gara di controllo, studi, eccellente nel rimettersi davanti a Rossi quando conta. Il fatto di essere spagnolo e di aver visto per mesi, qualche anno fa, il suo compatriota Gibernau perdere tutte le sfide all'ultimo giro con Rossi (tranne due forse) non lo aiuta a capire che il Patacca non va mai sottovalutato.
Penultima curva, Lorenzo stacca bene, Rossi non stacca proprio, esce dalla scia, attacca con una ripresa che neanche il Ciao dei bei tempi, si inchioda davanti a lui, tiene la moto, frena e gira verso il traguardo. E' un capolavoro di istinto e bravura, è un gesto magnifico che stende il povero Lorenzo. Guido "di moto ne so una sega ma in geografia sono un fenomeno" Meda ci dice che è il più bello della sua carriera, e lo fa dopo aver confuso la provenienza di Lorenzo con il posto in cui si trova il Montmelò... eppure era là. Il catalano... il maiorchino... il talebano". Ad ogni modo Guido "se dico scatenate la bagarre in vece di scatenate l'inferno sembro un intellettuale" Meda attenderà il prossimo sorpasso per dire che è il più bello di sempre. Lui è fatto così.
Ciò che importa è che il Patacca si porta a casa un 10, trionfa e vola a 106 punti. La cosa bella, dopo 6 gare, è che tre piloti sono a 106 punti, si spartiscono un bottino dopo l'altro, hanno due vittorie a testa. Lorenzo a fine gara alza il pollice in segno di ok, ma si vede che lo metterebbe volentieri in bocca e comincerebbe a piangere come un bambino a cui hanno sottratto la figurina dell'Ancona Calcio 1983/84 e non riesce a completare l'album Panini.Questo giro non c'è molto da fare, solo sperare che il Mondiale, elettronica o meno, prosegua su questi binari. Il resto non può essere giudicato. Andrea "non arrivo sul podio neanche se corriamo in 3" Dovizioso si becca 6.5, ma nell'inutilità del trenino dietro che regala vere emozioni solo per... il 12° posto non sconfigge nemmeno uno Stoner col pannolino. Canepino: un altro 9 sulla fiducia per questo immenso talento, sfortunatissimo nel giungere 16°. Si darebbe ai rally, ma con 4 ruote pensa sia troppo facile.
Marco "devo fare le scelte al fantasy ma non trovo più Favre" Melandri (voto 5) torna sulla terra e finisce dietro. Sete "mi hanno consigliato di smettere ma valgo ancora tanto" Gibernau (voto 3) chiude al 15° posto prendendo un punto d'oro... ma è ancora dietro Canepino. Ad ogni modo Sete sta frequentando uno psicologo che gli avrebbe consigliato di smettere: ne va del suo amor proprio. Gli abbiamo chiesto se passa il numero dello specialista a Meda. Ne va della nostra salute.
Nel frattempo, mentre attendiamo che il russo dica la propria sulla magnifica serie di Stanley Cup e Alvise, senza esagerare, incensi la vittoria dei Lakers, ci auguriamo che la MotoGP non faccia la fine della F1 tra litigate e chiusure. Se no ci tocca chiudere anche ECT.
See Ya!
martedì 19 maggio 2009
Tutti sul carro di Macio! - MotoGP 2009 #4

Ci voleva. Una gara con l'asfalto che non sai se è bagnato o asciutto, dove alcuni cambiano la moto altri alcune parti del corpo altri ancora puntano al "modello Inter", ossia vincere senza scendere in pista. Alcuni hanno successo altri no, la novità è che c'è un uomo solo al colmando e, dopo 4 corse, non è uno dei soliti noti anche se parliamo di un ragazzo di grande talento. Il secondo aspetto è che ci sono tre piloti in un punto ma, soprattutto, il Tricolore italiano sventola più in alto grazie al brutto anatroccolo, il più bistrattato pilota italiano dell'ultimo decennio, il meno sponsorizzato, quello che quando vince a Meda dispiace pure un po', quello che non è più amico di Reggiani, il futuro campione del mondo di non si sa ancora quale sport: Marco "adesso parlo io" Melandri. In attesa che il Mugello ci racconti altre verità, avanti così.
E' l'ex uomo del lecca-lecca a trionfare in Francia, secondo primo posto in stagione, leadership del mondiale, è lui, Jorge "ora preferisco il vino tinto" Lorenzo a chiudere davanti a tutti nel giorno in cui Rafa "3 ore contro Nole mi hanno rotto il culo pure a me" Nadal cede a Federer e per l'ennesima volta i tifosi di casa a Madrid escono con una pala nel deretano e si rassegnano al mutismo forzato dall'avversario di turno. E' dal 2005 che Rafa non si impone davanti al pubblico amico, ma la festa iberica stavolta è tutta per il piccolo di casa reale sportiva, il vero talento, quello che prende 10 questo giro e che se impara a cadere meno (o a distruggersi meno ossa quando capita) può arrivare molto in alto.
Terzo Dani "minimo sindacale" Pedrosa, voto 6 giusto per il podio, di nuovo il più veloce in prova ma poco efficace in gara. Si spegne alla svelta, ringrazia che la Ducati (anche qua) non sia al massimo e che Rossi ne combini una più di Sandrone. Diversamente esalta il giusto ma, soprattutto, sciupa quanto fatto in prova in un tempo più breve del solito. Qualcuno gli dovrà spiegare, prima o poi, che se si decide di andare in guerra non si può tornare indietro dopo il primo colpo di fucile.
Ottimo invece Andrea "non ti scordar di me" Dovizioso, un po' in disparte, un po' protagonista, un po' strano. Voto 7, perché corre bene anche se il podio è di nuovo lì, a un passo, abbastanza vicino per toccarlo troppo lontano per salirci sopra. Voto 6.5 a Casey "corriamo solo dove la Ducati va bene" Stoner, perché ci mette del proprio ma finché qualcosa non si sconquassa nei cambi moto lo si vede preoccupato di chi lo segue in 7^ o 8^ posizione. Ha chiesto una elettronica semplificata per questo circuito ed ha limitato i danni, per ora fa della continuità il punto forte, ma essere candidati al titolo significa trovare ritmo soprattutto nelle gare "scomode" Se no sarà solo un buon mondiale. Il Mugello sarà esame fondamentale.
Non va meglio al collega Sete "secondo me gli americani non sono mai andati sulla Luna" Gibernau uno di quelli che tentano la tattica Inter (Barcellona, vista la provenienza) e finiscono a... zeru titoli. Giù nelle prove ed ennesimo autolesionismo devastante. L'altro pretendente al mondiale (rispetto a Stoner, non a Gibernau...) si affossa con le proprie gambe. Valentino "WLF! (W la Fota n.d.r.)" Rossi cambia moto prima di tutti, trova una parte umida e giù col culo in terra (voto 4). Quantomeno frettoloso, poi tradito dal mezzo definitivamente si ritira (voto sfigato). Certo, non è colpa sua se poi il seguito è la solita aria fritta. Sono i tifosi a creare una religione che a lui dedichi esclusiva attenzione, è Guido Meda e rubare posti di lavoro perché lui corre, è il suo commercialista a evadere il fisco che lui mica vive a Topolinia. Ma se quando mette insieme "zeru punti" si comincia a parlare di approdo alla Ferrari un bel vaffanculo a tutti no? E poi, non era meglio il rally?
Ad ogni modo, onore a Chris "era meglio un diluvio" Vermeulen, voto 7, che sfrutta l'umido e si difende sull'asciutto alzando il primato stagionale e sopravanzando al traguardo il collega Loris "gli avversari erano qualche decina ma parevano mijoni. E ha da vedè come menaveno" Capirossi (stanco di dare un voto) che cerca di dare un senso, e una dignità, al suo ultimo mondiale. Prima del prossimo One more year!Nel resto c'è tanta cronaca ed il piccolo immortale pezzo di storia scritto da Nicolino "datemi una Yamaha e sulla Luna ci vado io" Canepa, giunto 15° e per la seconda volta a punti in questa stagione. Voto 10 per la giovane marmotta, il nuovo che avanza, l'unto del signore, il futuro è qua, più gnocca per tutti, una leggenda vivente, il guerriero semi-dio. Tutto il resto è fuffa.
venerdì 15 maggio 2009
A che punto siamo? VOL. 3: NFL
E con lui puoi anche evitare di porti domande sul fatto che “forse sanno qualcosa che noi non sappiamo”, è semplicemente Al Davis, c' è poco da fare; che poi alla fin fine non è che abbia preso un mister nessuno, questo Heyward-Bey tutto sommato è un buon giocatore, autore di ottimi workout atletici (ecco la magagna....il vecchio adoro certe cifre....) e comunque un prospetto da primo giro, non ci sta il preferirlo a Crabtree (che poi è arrivato come pacco regalo ai Niners...) ma per il resto non è niente a confronto della scelta di secondo giro dove gli Oakland Aldavisers sono andati a pescare una safety che nella migliore delle ipositi quelli che dovrebbero saperne pronosticavano tra il settimo giro e l' undrafted, insomma un uno-due micidiale per le coronarie dei tifosi dei Raiders, micidiale perchè dal tunnell in cui si sono infilati ormai una manciata di anni fa sembra non finire mai, specie se i draft continuano ad essere di questi livelli.Inequivocabilmente i Raiders sono quelli che hanno avuto il draft peggiore, almeno se vogliamo darne un giudizio prematuro, come sempre in maniera prematura se vogliamo trovare i vincitori di questa 2 giorni newyorkese non dobbiamo andare troppo distante dal luogo in cui le scelte sono state fatte: i Giants hanno pescato alla grande, facendo il giusto mix tra la volontà di riempire le lacune a roster (qualcuno ha detto Plaxico?) e quella di premiare comunque il talento del singolo giocatore: Hakeem Nicks in chiusura di primo giro è l' esemplificazione di questa teoria fatta a giocatore di football; ma non solo per quel che riguarda il primo giro, Sintim (LB from Virginia) pescato al secondo giro sembra essere proprio quello di cui avevano bisogno in difesa, e così via a scendere tra i sette giri.
Certo che è una pagina che stiamo parlando di queste scelte e non abbiamo ancora dedicato il giusto peso alla prima scelta assoluta, sarà che questa è stata una scelta mai in dubbio da Gennaio: al di là degli smokescreen ormai tradizionali, i Detroit Lions sono sempre stati fermamenti convinti che alla uno avrebbero pescato un QB e in questa classe di giovani, Stafford è sempre stato considerato il miglior prospetto, nonostante abbiano cercato in tutti i modi di far salire (poi riuscendoci) il suo più acerrimo rivale per la prima scelta assoluta, Mark Sanchez. Insomma, nonostante i vani tentativi di tenere basso il prezzo di Stafford, cercando di far finta di interessarsi anche ad altri giocatori, alla fine i Lions hanno reso il prodotto della Georgia il QB più pagato della lega, andando a battere anche i livelli che si erano raggiunti l' anno scorso con il contratto firmato da Matt Ryan. Come si possa investire così tanto su giocatori che fondamentalmente non hanno dimostrato nulla nel football dei grandi è una questione piuttosto spinosa sulla quale le varie compagini “sindacali” stanno già dandosi battogli e sulla quale noi non ci soffermiamo troppo in questa sede.

Se comunque la scelta di Stafford non aveva sorpreso nessuno (peraltro l' ufficiosità si era già avuta nelle ore precedenti alla reale scelta), altra storia di copertina di questo draft è proprio quella di Mark Sanchez: il prodotto di USC e dei media americani ha generato un interesse ed una attesa attorno alla sua figura degna del miglior Godot, tanto da indurre i poveri New York Jets a dar via mezzo draft e un paio di manovali per salire sino alla quinta posizione e renderlo il loro franchise QB, visto che l' era Favre nelle Meadowlands era già terminata qualche mese prima e che sino a quel momento a roster come QB avevano un paio di scappati di casa: quindi la scelta è più che logica tattica è più che logica, ora bisognerà valutare se è valida la scelta tecnica.
Doveva essere poi il draft degli offensive tackle, si rischiava di averne 4 tra i primi 10, alla fine se ne sono avuti “solo” 3, perchè Oher è sceso talmente tanto che i Ravens non se lo sono lasciati scappare per nulla al mondo a quel punto; gli altri 3 sono andati via tra la seconda e la ottava scelta, due parole le merita senza ombra di dubbio lo Smith andato ai Bengals: Andre Smith da
Alabama, che aveva avuto il coraggio di presentarsi alle combine di Febbraio in condizioni che rasentavano il ridicolo tra l' ubriaco e il sovrappeso (anche se parlare di sovrappeso per gente che sfiora il quintale e mezzo è di per sé emblematico), poi aveva deciso di fare i suoi test fisici a petto nudo, anche se potremmo dire a tette al vento (la foto è solo per quelli che non hanno peli sullo stomaco)....insomma una testa completamente disabitata, dalle possibilità footballistiche però piuttosto elevate e quindi chi altro poteva investire su di lui se non Cincinnati?! Bengals che in più sono stati tra le squadre che la opinione sportiva più ha elogiato per il draft compiuto, con di note di merito per le scelte di Maualuga (altro LB molto pubblicizzato che però poi è lentamente sceso), di Michael Johnson (DE, omonimo che però fa esplosività e della pressione sul QB il suo punto di forza, cosa molto ricercata in quel di Cincy) e di Coffman (TE che sembra poter avere un impatto sin da subito in un sistema, quello guidato da Palmer, che non ha mai avuto un TE solido come bersaglio).Nel nostro percorso disordinato e volutamente incompleto attraverso le scelte ci soffermiamo ora sui Denver Broncos, che a quanto a disordine e caos non sono stati secondi a nessuno in questa offseason: di Cutler ceduto ai Bears per una bella dose di scelte avrete sicuramente letto altrove e dovreste sapere già tutto, come in qualsiasi board veniva poi aggiunto “ora i Broncos sicuramente investiteranno queste scelte per migliorare la difesa”, ma non è sempre facile trovare il giusto compromesso tra need e talento, come dicevamo prima, ed è così che Josh McDaniels, il nuovo, già contestatissimo, head coach di Denver, alla 13esima assoluta decise di pescare il miglior RB di questo draft: Knowshown Moreno, autore di test non particolarmente illuminanti, che però non hanno impedito a McD. di farne il suo playmaker offensivo. Poi sono arrivati i difensori: un bel pass rusher e un paio di CB, uno dei quali però è andato a rovinare il reale guadagno che si era avuto dalla trade di Cutler: grazie ad essa infatti i Broncos avrebbero avuto 2 scelte di primo giro anche l' anno prossimo, ma ora non più, una delle due, peraltro non quella di Chicago che potenzialmente sarebbe stata più bassa, è stata investita per ottenere un pick di secondo giro di quest' anno con il quale è per l' appunto arrivato il CB Alphonso Smith. Insomma, un gran caos che i tifosi della squadra del Colorado stanno iniziando sin da ora a mal sopportare.
Insomma, che altro dire?! Il resoconto ce ne rendiamo conto è abbastanza parziale come comunque parziale è per forza qualsiasi giudizio espresso in questo momento, potremmo dilungarci parlando anche del draft degli amati (per chi vi scrive) Dallas Cowboys, che però non merita più di una manciata di parole a commento essendo stato ampiamente al di sotto delle aspettative, come abbiamo ripetuto più volte in questo articolo è tutta una questione di trovare il giusto dosaggio tra necessità e talento, ecco Dallas è riuscita nel non facile compito di sbagliare tutti i dosaggi: che Jerry Jones stia studiando da Al Davis?!
Però volevamo concludere con una storia positiva, anzi con due, la prima è quella che celebra come ogni anno il giocatore che per ultimo sente chiamare il suo nome e al quale vogliamo almeno dare un atto di prensenza in questo pezzo: Ryan Succop, kicker from South Carolina è il Mr. Irrilevant 2009; e poi quella di B.J. Raji, il nose tackle scelto alla 9 dai Green Bay Packers: chi avrà seguito in streaming il draft saprà già di quello di cui stiamo parlando: 151 chili di morbidezza.....un pacioccone che sudava come uno di quelli che passa l' asfalto in autostrada il 10 d' Agosto, rinchiuso in una stanza di 14 15 metri quadrati con al suo fianco una posse che manco Eminem ai tempi d' oro, la mamma che piangeva, insomma una sintesi del luogo comune del ragazzo di colore americano che sta per svoltare e alla fine lui come tanti altri di questo draft il 25 aprile ha definitivamente svoltato. Una scena che per certi versi c' ha ricordato quella del film Io, me & Irene....e Raji non era il palestrato.