mercoledì 1 ottobre 2008

Un mese di passione, i playoff MLB

Trattare il baseball day by day in un blog come questo è veramente qualcosa di impossibile, non soltanto perchè mancano gli esperti, ma anche perchè giocando 8mila partite all' anno, la cronaca in breve tempo diventa passato e non è facile restare al passo con i tempi. Si potevano fare articoli speciali per eventi speciali come i no-hitter di Lester e Zambrano, i 600 HRs di Ken Griffey Jr., ma abbiamo lasciato che la stagione facesse il suo corso e così, dopo 2430 partite, siamo alle porte del mese più caldo della MLB, il mese dei playoff, 8 squadre, un unico obiettivo: vincere le World Series.

Partiamo dagli assenti, dopo 13 anni saranno i primi playoff senza gli Yankees: doveva essere una stagione di transizione, un nuovo manager totalmente inesperto benchè conoscitore dell' ambiente (Joe Girardi), una rotazione che sin da subito aveva mostrato il bisogno di un sostegno dal mercato che poi non è arrivato e che anzi si è indebolita con l' infortunio che ha tolto di mezzo per tutto l' anno il loro Ace Wang, un bullpen corto e mai solido; va comunque detto che nonostante tutti questi problemi, se non fosse stata per la stagione monstre dei Rays, anche quest' anno gli Yankees avrebbero giocato in Ottobre...e invece salutano la stagione e il loro stadio all' ultima recita già in Settembre. Pazienza.

Chi invece manterrà la propria striscia aperta è qualcuno che è legato agli Yankees, ma che dopo 13 anni di playoff nella Grande Mela se ne è andato nella costa Ovest, ma il risultato è sempre stato lo stesso, con una squadra comunque non forte come i suoi Yankees, Joe Torre ha conquistato la division e la post season ancora una volta, questa volta con i Los Angeles Dodgers, un uomo che non sente la pressione dei grandi mercati. Il merito comunque non è tutto suo, l' arma in più, il carburante decisivo a metà stagione è stato messo da Manny Ramirez: dopo una lunga telenovela fatta di accuse e contro accuse tra il treccinato e lo staff dei Red Sox, finalmente il forte battitore ad inizio Agosto ha trovato una nuova sistemazione e una nuova voglia di giocare ed ha letteralmente trascinato i suoi Dodgers ai playoff, le cifre sono impressionanti e vanno quindi messe per iscritto per capirne l' impatto: .396 di media, 17 HRs, 53 RBI, in 53 partite a 36 anni, in una parola sola: dominante.

I ragazzi di Torre dovranno vedersela nel primo turno (che si giocherà alla meglio delle 5 gare) contro i centenari dei Cubs, cento come gli anni che sono passati dall' ultimo titolo, cento (o quasi....97) come le vittorie ottenute in quest' anno di grazia, in questo tempo la squadra della Chicago Nord ha conquistato la postseason 12 volte, vincendo una sola serie, nel 2003, anno che tutti gli appassionati si ricordano più per la furbata di Steve Bartman che per altro. Tutti recitano che questo è il loro anno, ma un tifoso Cubs sa che le sfighe sono sempre dietro l' angolo, ogni pallina va vissuta con concentrazione e attenzione, soprattutto in quesa prima serie, dove stanotte apriranno Dempster e Lowe, Zambrano e Harden tenuti per le gare a seguire.

New York tutta esce delusa da questa lunga stagione MLB, non solo gli Yankees di cui abbiamo già parlato, ma anche i Mets, dopo un inverno all' insegna dell' acquisto (Santana), si ritrovano sul divano a guardare gli altri giocare: una stagione iniziata male la loro, sempre a rincorrere, ma a meno di 2 settimane dalla fine il gioco sembrava fatto, se non per la division (vinta a sorpresa dai Phillies) almeno per la wild card, i Brewers sembravano cotti...e invece, 6 perse e 3 vinte nelle ultime 9 e quel che è peggio, la sconfitta contro i Marlins ormai fuori da ogni gioco nell' ultima partita di regular season e così la classifica finale per la wild card recitava: Milwaukee 90-62, New York Mets 89-73. Ed è così che l' altro divisional della NL sarà giocato da Philadelphia e i Brewers, con quest' ultimo che recuperando Gallardo proprio in dirittura d' arrivo potrebbero in qualche modo sparigliare le forze in campo, apriranno questa sera la stagione dei playoff, ore 21 italiana, diretta NASN (per gli abbonati sky, diretta come tutte le altre partite di postseason). Phila dal canto suo è una città che da troppi anni sta soffrendo (non che Milwaukee abbia vissuto delle grandi ere sportive...), che questo possa essere finalmente l' anno giusto per gli abitanti della città dell' amore fraterno, possano loro dopo 9mila e passa giorni avere una parata? Dopo Boston (Patriots, Celtics e Red Sox) inizierà l' era di Philadelphia (Eagles, 76ers, Phillies)? Mah....

Affinchè ciò avvenga bisognerà innanzitutto chiedere il permesso proprio ai bostoniani, i Red Sox arrivano ai playoff non con il miglior record della American League (gli Angels con 100 vittorie), nemmeno con la vittoria della loro division (andata ai giovani e sorprendeti Tampa Bay Rays), ma restano comunque nell' immaginario collettivo la squadra da battere, la loro rotazione (Lester che partirà stanotte, Matsuzaka, Beckett, ...) ha veramente pochi rivali e le mazze benchè orfane del Manny Ramirez sopra citato sanno come battere in Ottobre, l' ostacolo del primo turno è rappresentato dagli Angels (e così Los Angeles batte 2-0 New York), 100 vittorie in una division veramente scarsa, ma pur 100 vittorie ottenute un po' contro tutti, non solo contro i rivali divisionali (30-16 contro la East, l' unica, assiema agli Indians, ad avere un record positivo contro quella division).

La squadra che dovrebbe entrare con più slancio in questa post season sono i White Sox: la squadra Sud di Chicago si è qualificata per il rotto della cuffia, a domenica sera, ovvero il giorno che teoricamente doveva concludere la regular season, i ragazzi del simpaticisssssssimo Guillen erano fuori, ma dovevano recuperare una partita il lunedì contro i Tigers che se vinta avrebbe concesso loro lo spareggio contro i Twins per la vittoria della AL Central, detto fatto, vittoria contro i Tigers e vittoria per 1-0 nello spareggio con homerun nel settimo inning dell' eterno Jim Thome che una cosa sa fare su di un campo da baseball: buttarla distante e quella fa.

I White Sox se la vedranno da domani contro la sorpresa dell' anno, Tampa Bay conquistano la loro prima post season nella loro giovane e perdente storia, vincendo una division che nessuno mai avrebbe pensato potesse andare in mani diverse da quelle di New York o Boston, una vittoria sorprendente quindi, quanto meritata, fermarsi ora però per loro come per tutti sarebbe davvero un peccato, 162 partite ora stanno a 0, le 8 prescelte ripartono da capo, ci sono 11 partite da vincere: c' è Manny, che assieme a Torre, vuole ritrovare Boston in finale, ci sono 100 anni di sofferenze dei Cubs, c' è una squadra di Philadelphia che vuole vedere l' effetto che fa una parata nella città dell' amore fraterno, ci potrebbero essere le world series giocate tra il lato nord e il lato sud della stessa città, mediaticamente un ottimo viatico per appoggiare e sponsorizzare le olimpiadi di Chicago 2016, allo stesso tempo potrebbero essere le world series di Los Angeles, Dodger contro Angels, c' è la cenerentola (Tampa) che nonostante una stagione gia principesca vuole vedere come si balla tra i grandi del baseball, insomma ce n' è per tutti i gusti....e poi alla fine vinceranno i Brewers...


Buon divertimento, che siate appassionati o no, ci sarà da divertirsi e da soffrire, l' estate è finita, è tempo di playoff.



Ps. quando uno fa i pronostici poi non può far finta di nulla ad inizio anno il sottoscritto aveva dato gli 8 nomi di chi sarebbe andato ai playoff (Boston, “non esistono playoff senza” Yankees, Cleveland, Angels, Mets, Brewers, Padres, Braves) ne ho azzeccati 3, poteva andare peggio? Forse no....

Il pezzo si concludeva con dei quesiti sul caso balco e il Mitchell Report: sono finiti, scomparsi dai media, qualcuno ha pagato, forse, tutto il mondo è paese.....

martedì 30 settembre 2008

[week 4] Non è facile restare perfetti

Rispolverare l' inflazionatissimo detto secondo il quale “l' attacco vende i biglietti, la difesa vince le partite” potrebbe sembrare banale, ma in una settimana in cui Colts, Patriots e Lions riposavano, c' hanno pensato Broncos e Cowboys a rinverdire questa banalità che in quanto tale non si distanzia mai dalla realtà.

Denver ha perso una partita che forse nemmeno John Anthony in “Rischio a due” sarebbe stato capace di azzeccare, la Kansas City vista sino alla week 3 era assieme ai Rams la cosa più distante dall' essere una squadra di football, zero attacco con lacune viscerali nel ruolo di QB e meno di zero in difesa e sulla carta possibilità di miglioramento quasi nulle. E invece Kansas City non solo ha vinto questa partita, ma per certi versi l' ha dominata, l' ha controllata e anche quando il punteggio sembrava in bilico ha sempre dato la sensazione di poterla vincere. Questa volta Jay Cutler non è riuscito a fare un punto più degli avversari, che grazie alle corse del ritrovato Larry Johnson (dopo un anno di sofferenze è arrivata la seconda prestazione piu che positiva 121+198 e 3 TD, nonostante la linea davanti a lui già non eccelsa continui a perdere pezzi, domenica si è infortunato Branden Albert, prima scelta di quest' anno) ha controllato il cronometro, mandando fuori ritmo e mettendo pressione sugli attacchi degli avversari. Sono così arrivati ben 4 turnover, tutti sanguinosi, specie i 2 intercetti avvenuti in drive consecutivi nel terzo quarto, quando Denver doveva far vedere che poteva vincerla in qualsiasi momento. Forse il tutto può essere spiegato con un semplice concetto: hanno sottovalutato l' impegno e gli avversari, ed è un vero peccato, perchè partire 4-0 sembrava ampiamente possibile a questo punto ed ora arrivano impegni più difficili: Tampa e Jacksonville (al Mile High Stadium) e la visita ai Patriots, 3 partite prima del loro bye week che diranno molto sulle possibilità di approdare nella post season, come valore assoluto non sono degli attacchi stratosferici, ma solidi e specie i Jaguars metteranno a dura prova la difesa deficitaria della squadra del Colorado sulle corse.

Se comunque le aspettative attorno Denver ad inizio anno erano altre ed essere 3-1 dopo quattro partite è un bene, la sconfitta di Dallas nel rivalry game contro i Redskins potrebbe lasciare più di uno strascico. Analizzando la partita non c' è comunque niente da obiettare, la squadra della Capitale ha nettamente meritato la vittoria che altresì poteva essere anche più netta se fossero stati sfruttati meglio i viaggi nella red-zone texana. La costante negli ultimi anni delle sfide tra le due squadre che forse più di qualsiasi altre si odiano è la prestazione di Santana Moss, questo nan....questo ricevitore di altezza non eccelsa che sempre si esalta quando vede la stella blu, anche questa volta ha tirato fuori una partita cinque stelle extra-lusso, alla quale manca solo il TD (peraltro ottenuto ma vanificato da una penalità stupida di un suo uomo di linea), 145 yards ricevute e la sensazione che Newman lo stia ancora cercando in giro per il campo; quello che fa strano è che in estate Jerry Jones, padre padrone dei Cowboys, si era affrettato ad inchiostrare il CB problematico Adam “non più pacman” Jones proprio per marcare questi tipi di ricevitori, mentre poi si continuano ad affidarli a cornerbacks che invece hanno dimostrato negli anni di non avere il passo necessario per marcarli...mah...La sconfitta però non ha solo questo padre, non ha convinto per nulla il gameplan, con il gioco di corsa mai cercato, nemmeno ad inizio partita, non ha convinto il front 7, che dopo 2 drive iniziali non è più riuscito a mettere le mani addosso a Jason Campbell, il quale invece dal canto suo ha convinto e non poco: l' avevamo visto spaesato, impreciso, frustrato e fuori forma nell' opener kick off contro i Giants, lo rivediamo 3 settimane dopo totalmente cambiato, sgusciante e fantasioso al punto giusto, lui è l' emblema della trasformazione di tutti i Redskins, che probabilmente in questo momento sono la squadra più in forma della Lega e che vincendo questa partita mandano un segnale chiaro alla division più dura della NFL.


Sul piano tecnico questi due upset sono quelli che conquistano la copertina di questa settimana, sul piano umano invece la storia di Matt Bryant ha riscaldato i cuori di molti americani e non solo: il kicker dei Buccaneers in settimana ha subito il lutto più triste che un uomo possa subire, veder morire il proprio figlio, di 3 mesi, è una disgrazia allucinante che può mettere K.O. chiunque; Bryant invece ha voluto giocare questa domenica, non riusciamo nemmeno ad immaginare cosa potesse macerarlo dentro, ma lui ha voluto comunque essere in campo, mai come in questi casi la prestazione sua o della squadra passa in secondo piano, il 3/3 e la vittoria della squadra della Florida contro i Packers crediamo siano servite più che altro per staccare la spina dalla vita reale che ha voluto colpirlo così pesantemente.


Ritornando sul piano strettamente sportivo, non possiamo esimerci di consegnare il nostro personale premio MVP della settimana a Brett Favre, in concomitanza assegniamo il premio LVPs alle secondarie dei Cardinals: Favre è tornato a fare quello che ha fatto per decenni, la sua sbracciata inconfondibile ha vivisezionato una difesa che va detto tende anche a vivisezionarsi da sola, 6 TD passes ne fanno già il leader della statistica, non sappiamo quante partite vinceranno i Jets e se saranno abbastanza per approdare ai PO, ma quel che sappiamo è che il loro QB a fine anno sarà tra i primi 3 come TD lanciati, che poi alla fine è quello che a lui veramente interessa, non si spiegherebbe in altro modo questa sua ostinazione nel voler continuare a giocare....


Detto in apertura delle sorprese in negativo, veniamo in chiusura alle sorprese in positivo: Bills e Tennessee. Minnesota doveva essere la rivelazione dell' anno, se non della Lega tutta, almeno della sua division...e invece 1-3 è un record che impressione forse tanto quanto il 4-0 dei Titans. La settimana scorsa l' avvento di Frerotte e soprattutto il panchinamento di Tarvaris Jackson doveva essere la panacea di tutti i mali e invece? Invece no, le scusanti possono essere la parziale condizione fisica di Peterson, ma Chester Taylor ha dimostrato nelle passate stagioni di poter sopperire in queste situazioni, invece continua ad essere poco utilizzato (benchè anche lui con qualche acciacco fisico), la linea offensiva, la migliore di tutta la lega, ha sinora reso meno del prevedibile anche per assenze che già dalla settimana prossima dovrebbero rientrare, certo è che in Monday Night in casa dei Saints inizia ad essere l' ultima spiaggia e vista la condizione delle due squadre prevedere un 1-4 potrebbe non essere una cosa così irreale. Ma è giusto dare a Cesare quel che è di Cesare, i Vikings non hanno perso con i Chiefs, hanno perso con i Titans che hanno saputo trasformare in 21 punti i 4 turnover forzati e che possono schierare quello che attualmente è il rookie dell' anno, Chris Johnson, ai primi TDs da professionista; l' assenza di Vince Young sembra pesare veramente poco e per certi versi questo potrebbe essere anche un bene per il ragazzo del Texas, che può rimettere assieme con calma i pezzi della sua vita, se il problema era proprio la pressione vedere la sua squadra vincere comunque, togliere dalle sue spalle tutto il peso della vittoria o della sconfitta potrebbe aiutarlo a rimettersi in sella, che è quello che tutti noi amanti di questo sport speriamo.

La vittoria di Buffalo era più prevedibile questa settimana, ma le partite bisogna giocarle e ancora una volta Buffalo l' ha giocata e vinta allo stesso modo al quale iniziamo ad abituarci, primi 3 quarti così così dell' attacco, con la difesa chiamata a non far scappare gli avversari e ultimo quarto di rincorsa e di rimonta, stavolta non è servito nemmeno il quarto periodo perfetto di Edwards, solo 3 lanci per lui, 4 considerando quella della conversione da 2 punti (peraltro andati tutti a segno nel drive che ha dato il colpo del K.O. alla partita). L' impegno di settimana prossima nasconde più insidie di quello che può sembrare, i Cardinals sono un' eterna incompiuta, ma proprio in quanto tale ci hanno abituato negli anni ad avere picchi bassi alternati a picchi alti, il loro attacco potrebbe portare più di un grattacapo alla difesa dei Bills, il segreto di pulcinella di queste 4 vinte e 0 perse.


La chiosa finale la dedichiamo ad un altro vecchietto che ha sì perso lo scontro diretto con Favre ma ha mostrato che se c' è da fare a pallate non è ancora secondo a nessuno: 472 yards, 57 lanci tentati in una partita subito compromessa, ma di certo non per colpa sua, Kurt Warner era stato dato per finito forse troppo presto, forse qualcuno nel Missouri si starà mangiando i gomiti.

lunedì 29 settembre 2008

MotoGP - Round #15

Il mondiale è finito. Mancano tre gare ma è finito. Mancano tre gare di cui due a orari pessimi, come quella di ieri, e nessun uomo sano di mente si alzerà mai alle 6.30 della domenica mattina per vedere una gara senza un vero senso significato. Neanch fossimo Testimoni di Jeova.
A meno che non siate tifosi di Rossi e abbiate voluto festeggiare l'evento in diretta. "Scusate il ritardo"... non fosse che non ce l'abbiamo con lui risponderemmo che "tranquillo, non ti aspettavamo. Potevi tardare un altro po'". Ma il campione è il campione, e uno non può attaccarsi a Meda per ogni problema del pianeta. Anche quest'anno è finita, vedremo come seguire le prossime pagelle e, soprattutto, vi invitiamo alla lettura del pagellone finale. Un appuntamento da non perdere in edicola, insieme al calendario 2009 di Loris Reggiani in nudo integrale, a fine novembre.



Rossi - voto 10
Ha vinto il più forte. E' tornato lui, quello che conoscevamo quello che, seppure ancora giovane, non sembrava più cannibale come quando era giovanissimo. E invece è ancora affamatissimo, tanto da non voler stare dietro a nessuno, anche quando non c'è bisogno di esagerare. Ha vinto guidando in modo fantastico per mesi, con il sole, la pioggia, in circuiti "vantaggiosi" e non. Ha vinto mettendoli in fila tutti, come ci aveva abituato per tutto l'inizio del nuovo millennio.

Casey Stoner ci ha messo del suo, tanto del suo, persino troppo. Ma per battere questo Valentino servono anni di gavetta e il titolo di campione del mondo in carica, per quanto pesante, non basta da solo. Bisogna essere come lui. Bravi, fortunati, veloci. E continui. Ma soprattutto affamati.

Gli altri non sono mai esistiti. E' esistito invece il solito mondo che lo circonda, che lo "copre", che tutto perdona e tutto crea. Ci è passato in mezzo anche Alberto Tomba, spacciato in ogni modo alla TV, ai suoi tempi, anche se tutti si erano accorti che la sua spontanea simpatia, la sua genuinità erano parte di un bagaglio tecnico mancante: il cervello.

E' stato così anche per Pantani, finché non lo si è voluto buttare giù dal trono. E' stato così per Schumacher e chissà per quanti altri. Ma per Rossi è "di più" anche questo. Perché si parte da un pubblico di ragazzini indemoniati e accecati dal tifo, si continua con una stampa sempre e comunque favorevole, telecronace dilettantistiche e faziose fino alla nausea, sponsor incredibilmente compiacenti anche quando non si fa il loro gioco come mai accaduto prima.

"Ha saputo vendere bene il suo personaggio" hanno detto in tanti, persino Biaggi che, a un certo punto, dovette ammettere i propri limiti di comunicabilità, dovuti anche a un improvviso oscuramento creato sempre da lui, da quel ragazzino che correva forte e sapeva essere sfrontato e un po' cafone. Eppure basterebbe poco, un po' di onestà per ammettere tante piccole sfumature, dall'illegalità di Laguna Seca, coperta con articoli e servizi su quanto belli e spettacolari fossero stati i primi ter giri all'errore di Assen che portò via polso e mezzo mondiale due anni fa, un errore coperto sulla stampa dalla pioggia. Come ammettere che i contatti televisivi sono talmente ricchi ora che c'è lui che, alla fine, perché dire sempre la verità? Perché mandare gente seria sul posto. Megli oassecondare: se lui è simpatico risulterà simpatico tutto quello che fa, qualsiasi buffonata ci si possa inventare, qualsiasi pezzente gli rifiliamo di fianco per parlare un po'.

Come ammettere che ogni tanto è stato più bravo qualcun altro. Come ammettere che lo scorso anno, di questi tempi, si parlava di rallie perché, questa MotoGP, era inguardabile. Sappiano lor signori che chi ama le corse in moto, chi si diverte dello spettacolo su due ruote, non ha bisogno di Valentino Rossi. Lo apprezza, lo rispetta, rimane a volte incantato dalla sua classe, ma non ne ha bisogno pèerché sa che la MotoGP c'era anche prima. E sappiano, sempre costoro, che il campionato di quest'anno è stato monotono più o meno quanto quello del 2007. Ma lor signori no, non lo sanno, perché ha vinto lui, quindi è tutto spettacolo. Show, risate, brindisi.

E chi esce dal coro, chi pensa che tutto ciò che circonda il Rossi motociclista (ma anche quello che non lo circonda, questa misteriosa e costante assenza di gossip, scandali e porcate che, da sempre ingiustamente, colpiscono prima o poi tutti coloro che hanno successo in Italia - vista la nostra "classe" giornalistica - è assai sospetta) sia enfatizzato e sponsorizzato a dismisura, cade nel torto, perché si fraintende il contestare il contorno con un'ammissione di mediocrità che mai c'è stata e mai ci sarà. Essere fuori dal coro, contestare, di tanto in tanto, tutto ciò che va oltre le oggettive qualità del campione, è spesso visto come un'assenza di obiettività, come una critica senza senso, da imbecilli.

Ma questo è ovvio se lo scudo lo levano sempre gli stessi, quelli che poi fanno di un campione, tra i più grandi di sempre (o il più grande, fate voi, a me 'ste cose interessano fino a mezzogiorno) un essere sovrannaturale perdendo di vista la realtà. E se vinvono gli altri è sempre culo, la moto, la gomma, il tempo, il mal di pancia. Un mondo a parte, certo, per un pilota che non fa elemento di paragone perché troppo superiore, ma al quale si riconoscono solo imprese e tutto ciò che fanno gli altri non esiste o è semplicemente fortuito. Perché se butti via un mondiale contro Nicky Hayden vien da dire che è tutto culo quello dell'americano, ma scrivere che hai sbagliato tu, clamorosamente tu, diventa davvero troppo difficile per questa banda di lacché che, tra le collinette del Mugello, assiepati fra i centomila tifosi, ha trovato gli opinionisti dell'era Rossi. Dieci per lui, zero, sempre e comunque, per quello che lo circonda, per quello che tentano di creare anche quando, a tratti, sembra che a lui freghi il giusto. Com'è giusto che sia pèerché lui corre per vincere, divertirsi e divertire. E spesso ci riesce, mentre il muro di cartone innalzato alle sue spalle è una cosa totlamente inutile.

Anche perché se lui è riuscito a vendere la propria immagine, prima di comprarla avremmo voluto sapere che dentro la confezione ci avremmo trovato anche il resto.

Quasi tutta spazzatura.

Gli altri - voto n.p.
Inseguono.

PS: sarebbe stato bene un bel "Immagini & Sport" visto il modo in cui abbiamo seguito il mondiale di quest'anno, ma era l'8° titolo, non una gran novità. Il nostro direttore avrebbe censurato. Lui non si allinea mai. E, soprattutto, non è in vendita.

domenica 28 settembre 2008

Ballan...do sul mondo!

Primo un italiano. Secondo un italiano. Terzo un italiano. No, scusate, sarebbe stato troppo. Quarto un italiano. Insomma, quel che i giornalisti bravi definirebbero una “trionfale giornata per il ciclismo azzurro”. Nel giorno dell'ultima gara del bicampione mondiale Paolo Bettini, è stato Alessandro Ballan a vincere la gara con un bellissimo scatto a 3 km dalla fine sorprendendo un gruppetto in cui si trovavano 3 azzurri, uno più bravo dell'altro nell'ultimo giro per scremare prima e colpire poi il resto del gruppo.

Tutti che marcavano Bettini, tutti attenti a Cunego o Rebellin (altri splendidi protagonisti della gara e arrivati rispettivamente secondo e quarto) ed invece è stato il veneto a staccare tutti con quella che in gergo viene definita “sparata” e che ha gasato all'inverosimile i telecronisti di Eurosport che gridavano come matti e tutto il pubblico di Varese che lo ha accompagnato negli ultimi metri.



Tutto bello? Tutto magnifico? Boh, io non ci metterei la mano sopra.....Chissà che tra qualche mese non ci sveglieremo con la notizia che Ballan è stato l'ennesimo ciclista trovato positivo all'antidoping.
Ma perché pensare male? direte voi. Giusto. Magari sarà così bravo e fortunato da non farsi beccare. E già, io ho ormai perso ogni fiducia.
Forse l'incipit di questo pezzo vi ha ricordato qualcosa, e se non l'ha fatto andate immediamente a leggere questa bella e crudele intervista a Ivano Fanini, presidente del team ciclistico «Amore & Vita-McDonald’s», personaggio sempre più ai margini del gruppo, visto come un reitto solo perchè s'incaponisce nella sua personale lotta contro i mulini a vento, quella contro il doping.

Io non posso e non voglio aggiungere nulla a quello che lui dice, è già così terribile quello che lui dichiara, ma è ancora più terribile l'indifferenza con cui il mondo del ciclismo affronta queste dichiarazioni (date poi proprio nei giorni del mondiale ospitato in Italia....ma come si permette? Rovinare uno spettacolo così...).
Chi vi parla è uno che è stato innamorato pazzo del ciclismo, che nella sua vita ha posseduto esclusivamente bicicletta da corsa (e che trova scomode le normali biciclette...), che girava da solo intorno alle campagne del suo paese per trovare qualche piccola salita (e chi è mai venuto nel Salento dovrebbe sapere che non è affatto semplice!) per immaginare di essere sul suo personale muro di Huy (diciamo la verità: con tutta l'immaginazione che può avere un ragazzino è difficile traformare una salita di 100 mteri nel Mortirolo....) da domare in mezzo a due ali di folla, staccando avversari immaginari mentre il telecronista, il mitico De Zan (quello originale, il senior eh?), ne tesseva le lodi inventando aggettivi immaginifici.

Quel ragazzo poi è cresciuto, e ha visto lo sport che tanto amava trasformarsi in un laboratorio per scienziati pazzi (o forse erano solo gli occhi di un amato che non vede i difetti della sua bella?), ha visto quelli che considerava i suoi idoli tradirlo a mano a mano, uccidere ogni sua speranza, ogni possibilità che gli concedeva (“magari questo non è come gli altri”), finchè non ha deciso che gli bastava, che quella bicicletta a cui per l'uso aveva quasi spezzato il telaio poteva definitivamente rimanere nello sgabuzzino. E che un giorno, se mai avesse un figlio, quasi quasi gli regalerebbe meglio una moto, magari per la salute è meglio...
Ma basta. Oggi è il giorno dei festeggiamenti! Abbiamo vinto l'oro mondiale! Ballan vestirà per un anno quella maglietta color arcobaleno che in tanti bambini sognano ancora. Quindi complimenti! Complimenti alla nazionale italiana, complimenti al suo CT Ballerini, complimenti agli organizzatori, complimenti a Bettini, a Rebellin, a Cunego, e naturalmente complimenti a Ballan.
Ed al suo medico, al suo farmacista, al suo stregon, a colui che sta' contribuendo ad uccidere i sogni di un bambino.

martedì 23 settembre 2008

[week 3] trezero o zerotre

Benchè tutta l' attenzione degli americani (sarà vero?) sia rivolta a due avvenimenti extra-footballistici che hanno caratterizzato la domenica a stelle strisce, noi mantieniamo i nostri impegni con noi stessi e ci accingiamo a parlare di quello che è stata questa terza settimana con la palla ovale e a punta. Facendo però un preciso distinguo: vedere tra una pausa e l' altra del Sunday Night quello che stava succedendo a New York deve aver emozionato anche chi magari non segue tanto il baseball, l' ultima partita allo Yankee Stadium, il primo lancio fatto tirare alla figlia di Babe Ruth e ricevuto ovviamente da Posada, la presentazione del lineup, le interviste di tutte le più o meno vecchie glorie più o meno ancora in vita, il capitano, Jeter, che viene fatto uscire nell' ultimo inning per fargli prendere la standing ovation (non per lo 0/4 di serata.....), l' ultima corsa di Mo Rivera che dal bullpen raggiunge rincorso dalla telecamera il monte di lancio del suo stadio per l' ultima volta e per l' ultima volta lancia l' ennesimo inning perfetto e mille altre piccole o grandi emozioni. Lo Yankee Stadium sbaracca dopo questa partita, non ci saranno playoff quest' anno e il nuovo ipermoderno superamericano stadio è quasi pronto a 50 metri dal suo predecessore..show must go on, cantava uno che poi alla fine non è che fece una bella fine, chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quel che lascia ma non sa quel che trova, dice sempre mia nonna, che non sarà stata una rockstar ma per lo meno ancora se la campa dignitosamente.

L' altro evento che ha fermato (sarà vero?) l' America ieri sera è la Ryder Cup......no vabbè, siamo seri, del golf non interessa un cazzo a nessuno anche se strappa sempre contratti di sponsorizzazione allucinanti, come la vela con l' America's cup, è uno sport per ricchi del cazzo, per vecchi panzoni e per ex giocatori di calcio (Vialli, Poli, ecc ecc...) che ritengono troppo chic e snob camminare su di un prato ben curato e quindi lo fanno, trasportati dall' antenata della Smart e con al seguito un vile schiavo che gli deve portare le borse, con le mazze e le palline e al quale chiedere consigli per poi non seguirli salvo renderlo capro espiatorio nel caso in cui il colpo viri verso il laghetto, il golf è la reincarnazione dello schiavismo nei campi di cotone del Sud, ringraziamo allora Tiger Woods in quanto rappresentante della rivoluzione degli schiavi, registriamo la vittoria degli Stati Uniti sull' Europa in questa particolare competizione a squadre, rifiutiamo l' offerta avanzata dal nostro lettore Paolo da Verona che ci chiedeva un articolo intero dedicato all' avvenimento e andiamo avanti....


3-0 (Buffalo Bills, Denver Broncos, Tennessee Titans, Baltimore Ravens*, Dallas Cowboys, New York Giants)

Bills, Broncos, Titans e Ravens (seppur con una partita in meno, che peraltro se giocata sarebbe comunque stata abbordabile): alzi la mano chi si aspettava di vederli a fine settembre ancora immaccolati, calendari abbordabili? Errori arbitrali? Fortuna? Dominio? Ci sta tutto, ma i fatti sono chiari, in AFC le 4 division sono guidate da outsider per il momento e non è detto che tutti i vari Patriots, Chargers, ecc ecc riescano a recuperare queste partite.

I Bills hanno fatto finalmente chiarezza nel ruolo di QB, Trent Edwards sembra essere l' uomo giusto per loro, ha iniziato negli anni in punta di piedi, limitandosi a fare il compitino, ma piano piano sta venendo fuori specie negli ultimi quarti sta dimostrando di saper guidare la sua squadra alla perfezione, il tocco e l' accuratezza ci sono tutte, peraltro non lancia a Moss (Randy...) o Wayne, niente da dire, chapeau bas per lui e per tutta Buffalo, che grazie ad una difesa solida, tende a non andare mai pesantemente sotto e tiene le partite sempre aperte.

Non possiamo dire lo stesso dei Broncos, Cutler è un fenomeno senza se e senza ma, l' attacco gli domina le partite, la difesa gliele riapre, almeno sinora il trend è stato questo, tolta la passeggiata di inizio stagione, la seconda e la terza giornata sono state chiuse grazie ad una svista arbitrale (contro i Chargers) e ad una giocata stupenda del loro unico vero fuoriclasse difensivo, assieme a San Champ, D.J. Williams che stoppa un 3rd&1 fondamentale a fine partita contro i Saints. I Broncos nonostante il record intonso hanno ancora parecchio su cui lavorare, ma va detto che per loro il calendario non è stato facile, gli attacchi di New Orleans e di San Diego sono sulla carta quanto di più difficile da affrontare, e le gufat....ehm e le profezie di Enrico da Vicenza sono meno conosciute ma forse più temute di quelle di Maurizio Mosca.

I Titans hanno vinto anche questa domenica (ci scusiamo con Angelo da Bari Vecchia, che ci ha scritto chiedendoci di non parlare dei Titans, perchè ha “registrato” la partita e non voleva spoiler....ma la nostra etica giornalistica ci impone di non tacere di eventi di tale portata...), ma la novità sta nel fatto che questi Titans riescano a vincere senza Vince Young: no, non siamo impazziti, ma Tennessee, vuoi per la cabala, vuoi perché pure non facendo cifre fantascentifiche riusciva sempre a essere dannatamente clutch, da quando avevano messo VY come starter avevano iniziato ad ottenere più vittorie che sconfitte. I problemi fisici (sarà vero?) e mentali (sarà vero?) del prodotto di Texas University ultimamente però avevano fatto perdere più di qualche match e più di qualche speranza che potesse essere lui il re Mida di Nashville, Kerry Collins, diciamocelo, non aggiunge niente di che alla squadra, che continua a basarsi su guadagni medio corti via aerea, martellamento via terra anche grazie all' innesto di un ottimo rookie, quale Chris Johnson e grazie ad una difesa granitica in grado non solo di fermare gli avversari ma di generare turnover e ottime posizioni di partenza, fondamentali per il loro tipo di attacco. Viene da chiedersi se e quanto durerà, ma l' impressione è che sino a quando giocheranno con squadre del loro livello o anche solo leggermente superiori, non sarà facile batterli, e le prossime due settimane, prima del loro turno di riposo sono contro Minnesota e a Baltimora.

Proprio i Ravens sono l' ultima squadra della AFC ancora imbattuta, l' uragano Ike ha spostato l' impegno della week2 alla week9, il calendario non impegnativo (seppur considerando che le sfide divisionali sono sempre insidiose) ha fatto il resto, facendo incontrare ai Corvi, prima dei Bengals depressi e poi dei Browns spaesati, Flacco ha lanciato il minimo indispensabile (129+129), deve ancora lanciare un TD, ma per essere un rookie per il momento sta facendo ampiamente quello che gli compete e gli viene richiesto, al resto ci pensano il running game e la difesa che sembra voler tornare quella di due anni fa. Per ora il rookie da Delaware è 2 vinte e 0 perse come starter, il record di Big Ben è ancora distante e lunedì prossimo in Monday Night si va proprio in Pennsylvania.

L' NFC come prevedibile ha molte meno squadre ancora imbattute (anche se quelle della AFC dovevano essere altre....), da sempre una conference molto più equilibrata, peraltro si conferma il trend della division East, che per il momento prevede tutte e 4 le squadre sopra il 50% di vittorie e non a caso le due imbattute vengono da questa division (Dallas e New York) e le altre due hanno perso solo contro le prime due (Phila contro Dallas alla week2, Washington contro i Giants all' opener). I campioni uscenti e i favoriti alla successione, per il momento preseguono di pari passo, con vittorie più o meno sofferte. Dallas al Lambeau Field aveva sicuramente un impegno molto difficile, tenendo conto non solo della forza degli avversari ma anche quella della storia (0-5 per i Cowboys nella loro storia in quel campo). La partita è stata però dominata, ben più del risultato finale, una pressione costante su di un QB praticamente alla sua terza partenza da titolare tra i pro ha alla lunga tolto ossigeno all' ottimo attacco dei Packers, che non trovava sbocchi via terra, gli infortuni e gli acciacchi inoltre hanno aiutato la causa dei Cowboys, che in attacco hanno saputo sopperire ad un Romo piuttosto impreciso, grazie ad un lavoro ai fianchi degno dei migliori pugni di Mohammed Ali, grazie al “destro” Marion Barber e al “sinistro” Felix Jones...e se T.O. si rende decisivo nonostante solo 2 ricezioni, facendo blocchi fondamentali per i compagni in moltissimi giochi, allora la situazione si fa più rosea.

I Giants rischiano più del dovuto contro i Bengals (che però prima o poi ne vinceranno qualcuna...), ma le castagne dal fuoco gliele togli Eli Manning. Per questa frase detta anche meno di un anno fa, avremmo visto delle scene di ilarità incredibile, gente che sarebbe caduta dalla sedia con i crampi allo stomaco per le risate, Eli ora invece è diventato un QB dal sangue freddo, neanche fosse Peyton Manning di due anni fa, contro Cinci la partita non era stata delle migliori, ma con l' ultimo drive della vittoria ha cancellato tutto ed ha issato i suoi Giants sul 3-0, prima della settimana di riposo.


0-3 (Cincinnati Bengals, Cleveland Browns, Houston Texans*, Kansas City Chiefs, Detroit Lions, St. Louis Rams)

Con il Monday Night sono usciti da questa lista i Chargers, che decisamente stonavano in questa lista, le altre invece dimostrano che bisogna saper perdere e alcune di esse stanno già prendendo il master in questa particolare specializzazione.

I Rams erano 0-3 l' anno scorso e sono 0-3 quest' anno, e se l' anno scorso si poteva dare la colpa agli infortuni, quest' anno iniziano ad emergere sempre più precise responsabilità: la linea offensiva non trova più il bandolo della matassa, Bulger sempre aver perso l' estro che negli anni passati lo portava a guidare uno degli attacchi più spettacolari della Lega, Steven Jackson (peraltro non impeccabile durante l' estate con il suo lungo holdout) e Holt ad un passo dall' esplodere di rabbia e soprattutto 11 uomini che entrano in campo quando la palla ce l' hanno gli altri che definire difesa è un po' come definire pacifista Bush (non Reggie), totale: 29 punti di scarto di media...insomma, per i tifosi dei Rams il momento dei sorrisi sembra ancora molto lontano ed ora che sono venuti a mancare quelli che negli anni passati venivano generati dai disastri di San Francisco non vorremmo che alcuni di loro dessero vita a qualche insano gesto.

I Bengals seguono sulla falsa riga l' esempio dei Rams, domenica hanno anche rischiato di andare a vincere in casa dei campioni del mondo, ma quando serviva la difesa, questa si è sciolta, per la prima volta però in queste 3 settimane, Palmer ha dimostrato di avere ancora quel talento che tutti (o quasi) gli riconoscevano, Chad Johnson sembra ancora un corpo estraneo alla causa (crisi di identità? O solo voglia di essere tradato?). Domenica riceveranno la visita dei Browns, highlander: solo una ne resterà a 0. Cleveland sta rendendo realtà tutti i dubbi che si avevano: la difesa non è da playoff e l' attacco ha smesso di sorprendere, 2 td in 3 partite, roba da Ravens dell' anno scorso. Tutta colpa dell' HC? Tutta colpa del QB? Tutta colpa di chi ha dato al QB il contrattone, di fatto bloccando la crescita di Quinn? Sarà il tempo a darci le risposte, quello che ci sentiamo di dire per il momento è che l' anno scorso potrebbe essere stata gettata un' occasione più unica che rara per qualificarsi ai PO e Winslow+Edwards hanno un ego smisurato che difficilmente consentirà loro di tener chiuse le bocche se le cose continuassero ad andare male.

Di tutte queste però la squadra che verosimilmente sta peggio è Kansas City: nella week 2 abbiamo vissuto lo psicodramma dei QBs: Croyle già out, Huard che si infortunia, tale Marques Hagans, iscritto all' “albo” come WR, che evoluisce per qualche azione in QB/RB alla McFadden (o dovremmo dire alla Ronnie Brown......) e infine l' approdo in campo di Tyler Thigpen, chi?! Boh....Tyler Thigpen! Noi conoscevamo Yancey Thigpen, valido ricevitore nero degli anni 90, parentele le escludiamo, quanto tendiamo ad escludere la validità del giocatore che è partito titolare anche questa domenica: 14/36 e 3 intercetti. Notte fonda.

Su Houston non ci soffermiamo molto, giusto il tempo di dire che in molti pensavano che questo potesse essere il loro anno, mina vagante di una division molto difficile, l' ascesa di un QB praticamente al suo secondo anno, la conferma nell' olimpo dei ricevitori di Andre Johnson, la consacrazione definitiva di uno dei DE più dominanti....insomma sinora niente di tutto questo, in particolare la connessione Schaub-Johnson è quella che sta deludendo maggiormente, le sconfitte sono solo 2 (per via di Ike), ma domenica i Jaguars non renderanno loro la vita facile per evitare lo 0-3.

Restano i Lions e il Kitna-meter: continua a garantire le 10 vittorie stagionali...sarà mica lui che porta sfiga, ma se l' anno scorso perdevano ma almeno davano spettacolo, quest' anno perdono e basta...e gli avvoltoi di tutta la lega aleggiano sopra di loro in attesa che i pezzi da novanta chiedano di essere ceduti.


Menzioni d' onore o disonore (San Francisco 49ers, New England Patriots, New York Jets, Atlanta Falcons, Minnesota Vikings, New Orleans Saints)

Il mondo non è fatto per i perfetti, tra il bianco e il nero ci sono mille sfumature di grigio, tra il 3-0 e il 0-3 navigano a fari spenti sorrisi e musi lunghi, ne trattiamo una manciata per completare a modo nostro questa prima diapositiva della stagione appena iniziata: i New England Bradyless hanno interrotto (finalmente?) la striscia di perfezione in regular season, subire 4 (e dico QUATTRO!!!) td su direct snap al RB è qualcosa da strabuzzare gli occhi, quando poi li subiscono dei giocatori allenati da Belichick ti gela il sangue solo a pensare di essere uno dei giocatori della difesa, il bye week è ancora più preoccupante per i giocatori di Boston, 2 settimane di inferno per loro e al ritorno ci sarà l' attacco di Martz da affrontare. Attacco di Martz che inizia a dare i suoi frutti nella Baia, Gore era stato devastante anche alla prima giornata (persa) ora che O'Sullivan inizia ad ingranare forse è ora di smetterla di fare battutine sui Niners. I Saints la prossima settimana sapranno dirci di più sulla banda di Nolan e anche su loro stessi, si, perchè New Orleans doveva essere una delle più serie contender per rappresentare l' NFC al Super Bowl e invece....l' attacco ha dimostrato a più riprese di essere in grado di recuperare qualsiasi svantaggio, la difesa d' altro canto ha mostrato che non è capace di vincere le partite e Pierre Thomas non è Deuce McAllister. Se la difesa non si dà una svegliata, non saranno solo 2 a fine anno le sconfitte con 5 o meno punti di scarto. I Vikings sono partiti con l' handicap, saranno loro i sorvegliati speciali delle prossime settimane, per capire se era solo tutta colpa di Tarvaris Jackson, certo che con un fenomeno come AD concludere un' altra stagione con un 8-8 vivacchiando sarebbe davvero uno spreco assurdo. Parlando di Atlanta non possiamo far finta di nulla riguardo al fatto che battere Detroit e Kansas City non sia propriamente un' impresa eroica come scalare il Galibier negli anni '50 con i tubolari di ricambio a tracolla, però leggere 2-1 affianco al nome dei Falcons, fa una bella impressione, arrivasse uno che è stato in OT negli ultimi 2 anni e non sapesse nulla di quello che è accaduto nel frattempo sicuramente penserebbe “finalmente Vick......” e invece è “mio dio che bello poter giocare con un QB, per di più rookie, che sa lanciare questa palla....”, il resto lo fa Turner the Burner. Ok domenica si perde sicuro contro Carolina, però era giusto nominare i Atlanta ancora Vickless ma finalmente non più Winless. Chiudiamo con i Jets, usciti distrutti da un Monday Night in cui sono stati in balia degli avversari, incapaci soprattutto nel primo tempo di forzare qualche stop con la loro difesa e con un Favre che doveva essere il salvatore della patria, mentre la sua squadra fa registrare un record di vittorie (1) e sconfitte (2) che probabilmente avrebbe ottenuto anche senza di lui, manca ancora la chimica con i ricevitori (ed il secondo intercetto sta lì a dimostrarlo)




Infine un semplice rilevamento statistico, iniziare 3-0 non vuol dire aver vinto il titolo (per quello bisogna fare 3-0, o 4-0, a Gennaio...) ma nel 76% (70/91) dei casi da quando nel 1990 cioè da quando i playoff sono diventati a 12 squadre, chi ha iniziato 3-0 poi a Gennaio c' è andato a giocare.

Iniziare 0-3 invece è molto più indicativo, sempre dal 1990 214 squadre hanno iniziato con tre sconfitte, e solo 3 di queste (1,4%) sono poi riuscite ad approdare alla post-season...non ci riesce difficile pensare che l' anno prossimo questa statistica sarà 3/219 (o 220)